SECONDO SVIMEZ SI PERDERANNO PIÙ POSTI DI LAVORO CHE NEL 2008

di REDAZIONE

Lavoro: la crisi nera si abbatte sul Sud Italia perché è qui che verranno persi più posti di lavoro nel 2020. A fare una stima e dirci quanti saranno è stata l’indagine di Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che disegna un quadro poco edificante.

Prospettive allarmanti per istruzione e occupazione nel Meridione dal momento che il rapporto Svimez pubblicato nella giornata di ieri mostra come i posti di lavoro che andranno persi nel 2020 al Sud saranno almeno 380mila, una cifra enorme e che sembra ancora più tremenda con la recessione già in atto.

I posti di lavoro persi al Sud nel 2020 toccheranno quota 380mila secondo Svimez che annuncia una crisi nera che si abbatterà sul Mezzogiorno. La perdita di posti di lavoro, ed è questo l’aspetto clamoroso, è paragonabile a quella subita nel quinquennio 2009-2013 quando furono 369mila.

Insomma il COVID-19 batte la crisi del 2008, ma d’altronde c’era da aspettarselo. La Svimez stima che il calo dell’occupazione dovrebbe attestarsi:

  • intorno al 3,5% nel Centro-Nord (circa 600mila occupati);
  • intorno al 6% nel Mezzogiorno (circa 380mila occupati).

Per il Mezzogiorno, spiega Svimez, si tratta di un impatto che per intensità è paragonabile a cinque anni di crisi. Il COVID-19 ha determinato un pesante shock all’economia e al mercato del lavoro. Mentre la crisi del 2008, e del quinquennio successivo, spiega Svimez era stata selettiva colpendo principalmente manifatturiero e costruzioni, la crisi innescata dal COVID-19 ha colpito anche i servizi che nella crisi finanziaria avevano il compito di assorbire la forza lavoro. Scrive Svimez:

“L’effetto congiunto di domanda e offerta dello shock da COVID-19, viceversa, ha colpito anche molte attività del terziario ben presenti nelle specializzazioni produttive del Sud. E oggi, per di più, la crisi incrocia un mercato del lavoro ancor più fragile e frammentato di quello interessato dalla grande recessione. Da allora, la struttura settoriale e produttiva delle regioni meridionali ha visto crescere il peso del lavoro irregolare, dell’occupazione precaria e del lavoro autonomo.”

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