POVERI RISPARMIATORI E POVERI I LORO RISPARMI

di MATTEO CORSINI

In un articolo pubblicato su Libero, il tributarista Stefano Loconte ha lanciato la sua proposta per mobilitare il risparmio degli italiani a sostegno della ripresa post pandemica.

  • L’idea sarebbe di emettere titoli di Stato italiani a lungo termine (25/30 anni, non perpetui) resi competitivi, rispetto a strumenti equivalenti, da alcune esenzioni fiscali applicabili a residenti in Italia o a cittadini italiani ovunque residenti, definiti “generational bond”. Tali titoli avrebbero le seguenti caratteristiche: a) l’esenzione dall’imposta di donazione e successione in linea discendente (figli, nipoti) riservata alle persone fisiche che si consolida al V anno continuativo di possesso. Ovvero, in caso di successiva cessione (non in linea retta) prima del termine del periodo di possesso, il precedente trasferimento viene ripreso a tassazione. In caso di successione il periodo di possesso si consolida sugli eredi (ovvero devono mantenere il possesso per il periodo rimanente rispetto ai 5 anni); b) lo stesso meccanismo può essere applicato anche all’esenzione sul capital gain per ogni sottoscrittore, anche non persona fisica; c) negli ultimi 5 anni prima della scadenza le esenzioni valgono in proporzione al periodo rimanente salvo il riacquisto di titoli di Stato entro 30 giorni per completare il periodo di 5 anni. In sostanza, verrebbe utilizzata la leva fiscale per convogliare l’enorme risparmio degli italiani verso i titoli del debito pubblico nazionale e, così facendo, consolidando e rafforzando il bilancio dello Stato.”

Sono diverse le proposte del genere in circolazione in queste settimane. Nel frattempo, il Tesoro ha presentato il patriottico BTP Futura. Loconte propone una fiscalità simile a quella introdotta per i Piani Individuali di Risparmio (PIR), che però solitamente sono posti in essere mediante fondi comuni o polizze assicurative e devono (dovrebbero) destinare la maggior parte delle risorse raccolte a investimenti in azioni o bond emessi da PMI.

Sul punto a) non capisco quale sarebbe il vantaggio rispetto alla legislazione vigente, che esenta i titoli di Stato da imposta di successione senza limitazioni. Ben vengano le esenzioni da imposta sul capital gain, ma allora perché non tirare via la vera patrimoniale, che è poi lo spauracchio nei confronti del quale tutte le idee come quella di Loconte stanno uscendo come funghi nel sottobosco dopo un temporale?

Mi riferisco all’imposta di bollo, che è a tutti gli effetti una imposta patrimoniale, chiamata diversamente solo perché il legislatore italiano è solito sfruttare l’ignoranza dei sudditi.

Pur dando per scontata la buona fede dei proponenti d queste soluzioni, puntualizzerei che il bilancio dello Stato si rafforza se aumenta la quota di investimento diretto dei risparmiatori individuali domestici solo se si pensa poi a vincoli alla negoziabilità o altre forme di repressione finanziaria. Come si può fare con si sudditi, in effetti.

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