STRAGE DEL 1864, I TORINESI NON HANNO DIMENTICATO

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Torino non dimentica i cittadini innocenti vittime della strage sabaudista del 1864. Sabato 9 settembre é pienamente riuscita la commemorazione del tragico evento svoltasi nella sede del “FogolarFurlan” per iniziativa della “Associassion Piemontèisa Nòste Reis”.

Il convegno si é svolto sotto la presidenza di Vera Bertolino e si é aperto con un’ampia ed approfondita relazione di Silvano Straneo che ha inquadrato le vicende risorgimentali nel turbinoso contesto di un Ottocento che ha visto l’esplodere in tutta Europa della questione nazionale. Nel suo intervento, svolto interamente in lingua piemontese, Roberto Gremmo ha sostenuto che facendo sparare sulla folla inerme, nel 1864 i Savoia hanno rotto il patto d’amore con un Popolo che era rimasto sempre fedele e disciplinato, iniziando una parabola discendente che doveva portarli fatalmente alla disfatta.

Mentre in passato, le stragi di settembre a Torino sono state stoltamente declassate a “moto campanilista”, da quando il moderno movimento autonomista piemontese ha iniziato a rileggere correttamente le vicende della nostra storia, si è finalmente compreso che quando scesero in piazza pacificamente perché a Torino veniva sottratto il ruolo storico di capitale, i torinesi avevano ben compreso che con l’italianizzazione forzata finiva l’epoca felice dell’indipendenza e della libertà mentre venivano coinvolti loro malgrado in vicende lontane dalla loro volontà.

Presentando il libro “La prima strage di Stato”, l’oratore ha documentato i torbidi retroscena che hanno preceduto e seguito l’eccidio del 21 e 22 settembre 1864 ma ha anche spiegato che per fortuna il Piemonte seppe reagire, facendo crescere le “Società di Mutuo Soccorso” nei ceti popolari e creando fra la borghesia “La Permanente” il primo partito politico per la difesa degli interessi delle “Antiche Provincie” subalpine.  Gremmo ha voluto anche ricordare che è stato grazie a pionieri del piemontesismo come l’indimenticato poeta barba TòniBaudier o il biellese Gioanin Ross che si è tornati ad onorare i 62 torinesi uccisi dal piombo della soldataglia.

Al termine della manifestazione, diverse persone si sono avvicinate allo stand dell’“Araldo del Piemonte e della Valle d’Aosta” sottoscrivendo abbonamenti e commentando favorevolmente il contenuto della rivista che è oggi una delle voci più coerenti e chiare del nuovo risveglio culturale piemontese.

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