VANNO ALLO STATO OLTRE 8 EURO SU 10 DEGLI UTILI LORDI DI BANKITALIA

di MATTEO CORSINI

In Italia c’è una folta schiera di persone che ritengono che la via d’uscita dalla palude in cui si trova l’economia da almeno due decenni consista nel fare più deficit e pazienza se il debito pubblico, già enorme tanto in valore assoluto quanto in rapporto al Pil, dovesse aumentare ancora: il rimedio sarebbe la mutualizzazione a livello europeo. Segue, solitamente, la serie di lagnanze nei confronti di Germania e Stati satelliti che non vogliono sentirne neppure parlare.

Tra costoro c’è Marcello Minenna, tecnico Consob gradito al M5S, i cui interventi da qualche tempo trovano ospitalità alla domenica sul Sole 24Ore (e non si pensi maliziosamente che ciò abbia motivazioni politiche…).

Secondo Minenna, “occorre superare il tabù della condivisione dei rischi. Ad esempio concentrando i reinvestimenti nei Paesi più indebitati, come fu con il Securities Markets Programme del 2011. Possibilmente, stavolta, restituendo le cedole ricevute sui titoli comprati al governo che le ha pagate e concentrandosi sulle scadenze molto lunghe così da congelare parte del debito dei Paesi periferici nei bilanci delle Bcn e far calare i costi di funding. Se poi si volesse aggredire il tema dello spread e l’anomalo credito Target2 della Bundesbank di oltre 900 miliardi di euro de facto verso i Paesi periferici che tanto preoccupa i tedeschi, bisognerebbe centralizzare i reinvestimenti del Qe in Bce. Questo accontenterebbe tutti e sarebbe una mossa concreta verso gli Stati Uniti dell’Eurozona”.

Minenna si riferisce alla politica monetaria della BCE, che da gennaio non effettuerà più acquisti netti di titoli nell’ambito del quantitative easing, ma reinvestirà le somme rivenienti da rimborsi e interessi. Dato che lo farà in proporzione alle quote di partecipazione al capitale della stessa BCE da parte delle singole banche centrali nazionali, i titoli più comprati continueranno a essere quelli tedeschi.

Secondo Minenna sarebbe invece necessario che si calcasse la mano sui Paesi più indebitati (guarda caso a beneficiare sarebbe l’Italia), e pazienza se ciò generasse incentivi perversi. Pare che l’azzardo morale sia un’invenzione dei tedeschi per penalizzare i virtuosi del deficit spending a sud della Alpi. Quanto alle scadenze molto lunghe, mi stupisce che Minenna non abbia avanzato la proposta, già fatta da qualche “fine” economista in passato, di far comprare alla BCE titoli irredimibili e senza cedola, il che corrisponderebbe a tutti gli effetti a una monetizzazione definitiva di quella parte di debito.

Le cedole sono in realtà già oggi in buona parte restituite al Tesoro, dato che tra tasse e retrocessione di utili vanno allo Stato oltre 8 euro su 10 di utili lordi della Banca d’Italia (con buona pace dei sovranisti che gridano un giorno sì e l’altro pure allo scandalo della banca centrale di proprietà di privati).

Infine, la questione del Target2. Quando fu lanciato il Qe e i tedeschi si impuntarono per far gravare la quasi totalità dei rischi dei singoli Stati sulle rispettive banche centrali nazionali, osservai che ciò non risolveva il problema, perché tutti i rischi non mutualizzati dalla BCE direttamente avrebbero generato saldi crescenti (a debito o a credito) in Target2.

E’ quello che poi si è verificato, ma ovviamente la maggior parte dei rischi resta sempre a carico della Germania, oggi principale creditore in Target2 sia per via della rinazionalizzazione dei debiti dei Paesi periferici (via banche centrali nell’ambito del QE), sia perché, in sostanza, al saldo commerciale positivo della Germania corrisponde il finanziamento concesso agli importatori di merci tedesche. La Germania, in sostanza, esporta molto più di quanto importa, ma da ciò deriva un’accumulazione di crediti non sempre di eccelsa qualità che si riflette nei saldi Target2.

Ovviamente scaricare in parte i saldi Target2 facendo assumere più rischi direttamente alla BCE lascerebbe il cerino sempre in mano prevalentemente ai tedeschi. Dubito, quindi, che ciò “accontenterebbe tutti e sarebbe una mossa concreta verso gli Stati Uniti dell’Eurozona”. Con buona pace dei nostri virtuosi del deficit spending.

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