di MARIETTO CERNEAZ Ora, gridano tutti allo scandalo e puntano il dito contro Maduro che, tramite l’incostituzionale assemblea costituente, ha definitivamente dissolto la Asamblea Nacional (il parlamento), che era stata eletto nel dicembre del 2015, composta da 112 esponenti della minoranza e 55 del partito del presidente. Abolito il congresso per decreto, insomma, e assunzione di ogni carica del fu parlamento dalla attuale, assolutamente farsesca, Assemblea Nazionale Costituente, che potrà legiferare in ogni materia. Lasciamo stare le quisquiglie da costituzionalisti, ciò che è avvenuto ieri è la pietra tombale per ogni speranza di cambiare democraticamente il regime criminale e comunista che s’è insediato in Venezuela da tempo. Ma che c’è da meravigliarsi? Su queste pagine lo avevamo scritto un anno fa che Maduro non poteva accettare la sconfitta nelle urne e che un parlamento contrario non sarebbe durato a lungo. Infatti, prima iniziò coi veti alle leggi approvate dal parlamento oppositore, poi anestetizzò l’assemblea facendosi consegnare i “poteri speciali” dal Tribunale Supremo di Giustizia, con la scusa di risolvere la “grave crisi economica”…















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