11 settembre, 25 anni dopo: una tragedia, molte interpretazioni

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di REDAZIONE

Oggi, ricorre dunque il 25° anniversario di quella giornata che cambiò la storia contemporanea. Quasi 3.000 persone morirono negli attacchi contro le Torri Gemelle, l’11 settembre 2001, il Pentagono e sul volo United 93. A distanza di un quarto di secolo, la tragica vicenda continua ad essere contraddittoria ed esistono diverse letture dell’11 settembre.

1. La ricostruzione ufficiale.
Secondo FBI e Commissione d’inchiesta, i 19 dirottatori erano membri o collaboratori di al-Qaeda, organizzazione guidata da Osama bin Laden. L’attacco fu il risultato di una lunga preparazione jihadista, favorita anche dalle gravissime falle dell’intelligence americana.

2. Il “fallimento dell’intelligence”.
Un’altra interpretazione, perfettamente compatibile con quella ufficiale, pone l’accento non sull’identità degli attentatori, ma sull’incapacità degli apparati americani di collegare in tempo informazioni che già possedevano. La Commissione parlò esplicitamente di una nazione impreparata, nonostante numerosi segnali precedenti.

3. La responsabilità indiretta della politica estera americana.
Bin Laden giustificava la propria guerra anche con la presenza militare statunitense in Arabia Saudita e con altre politiche americane in Medio Oriente. Questa lettura non assolve minimamente i terroristi, ma cerca di spiegare quali condizioni politiche e ideologiche alimentarono il jihadismo.

4. La pista saudita.
Restano interrogativi sui rapporti di alcuni sauditi con i dirottatori. La Commissione, tuttavia, dichiarò di non aver trovato prove che il governo saudita o suoi alti funzionari avessero finanziato al-Qaeda come istituzione.

5. L’“inside job”.
Il movimento complottista sostiene che gli attentati siano stati organizzati o lasciati deliberatamente accadere da apparati statunitensi, citando soprattutto il crollo del WTC 7 e presunti indizi di demolizione controllata. È una teoria sostenuta da autori come David Ray Griffin, ma NIST respinge categoricamente l’ipotesi, affermando di non aver trovato evidenze di esplosivi o demolizione controllata.

6. L’11 settembre come occasione politica.
Infine, c’è chi distingue fra chi compì gli attentati e chi seppe sfruttarne politicamente le conseguenze: Patriot Act, guerre in Afghanistan e Iraq, espansione degli apparati di sicurezza e trasformazione della politica estera americana.

Forse è proprio questa la lezione più importante: ricordare le vittime senza trasformare la memoria in dogma. Separare ciò che è documentato da ciò che rimane controverso significa prendere sul serio la storia, anche quando le sue risposte sono scomode.

1. La ricostruzione ufficiale

È una conferenza tenuta da Barbara Grewe, che lavorò come senior counsel nella 9/11 Commission. Il video ripercorre le conclusioni dell’inchiesta ufficiale: cosa sapevano le autorità, quali furono gli errori dell’intelligence e perché gli attentati non vennero impediti. È quindi particolarmente adatto a rappresentare la posizione istituzionale, senza limitarsi alla semplice narrazione degli attentati.

2. La lettura complottista

È Loose Change 9/11, il celebre documentario di Dylan Avery, che mette in discussione la ricostruzione ufficiale e presenta quella che viene comunemente definita la tesi dell’“inside job”. Il film sostiene che vi siano elementi incompatibili con la versione ufficiale e invita a considerare l’ipotesi di un coinvolgimento, diretto o indiretto, di apparati statunitensi.

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