Indipendentismo, la presa di coscienza del problema

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di GILBERTO ONETO* Ogni tanto serve riprendere taluni principi fondamentali del nostro essere comunità, che qualche volta vengono con eccessiva leggerezza dati per scontati e acquisiti. Molti anni fa la Lega era nata ed era vigorosamente cresciuta sulla base di alcune esigenze e di un progetto indipendentista conseguente e coerente con la loro risoluzione. Da allora molte cose sono cambiate e si ha come l’impressione che si siano un po’ persi i principi apodittici, le vere ragioni dello stare insieme e di un percorso politico condiviso.  Se si può affermare che per i più anziani quei principi restino solidi e immutati, lo stesso non è assodato per i più giovani che hanno bisogno di una immersione in un clima culturale che forse non hanno mai conosciuto, perché da quella prima fase  i principi dell’autonomismo e dell’indipendentismo padano sono stati dati per scontati e perciò non più ribaditi con sistematicità.  In questo può avere qualche giustificazione (ch
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4 COMMENTS

  1. Siete proprio sicuri che una confederazione italiana funzionerebbe? Io per nulla. Al limite potrebbe funzionare quella che Bossi, sgangheratamente, definiva la “Grande Padania”. Solo se fosse una confederazione molto lasca e con pieno diritto di secessione. Ma una confederazione col luminoso sud mi spiace tanto ma non funzionerebbe, anche per ragioni etniche (non mi stancherò di ripeterlo) e sarebbe meno realistica della completa indipendenza. I caratteri nordici sono purtroppo recessivi, sia nel genotipo che nel fenotipo, e anche in una confederazione gli effetti deleteri di questa sgangherata unione persisterebbero. Salvini e i fascioitalici si preoccupano (legittimamente) del possibile etnocidio conseguente alle migrazioni extraeuropee ma le migrazioni pelasgiche hanno già portato a un mezzo etnicidio, ben più reale e forse reversibile, ma non è detto che lo sia. Non capisco perchè tanti indipendentisti non siano capaci di staccarsi dal concetto di Italia quando, prima della disgraziata unione, lombardi o piemontesi al sud erano spesso scambiati per francesi o inglesi e un piemontese, in Sicilia, si sentiva qualificare come francese e non italiano (leggete Aurelio Lepre, napoletano). E’ così difficile rinunciare all’italianità di Toto Cutugno, Al Bano, Totò e Sordi? Vogliamo tenerci il Rinascimento? Bene ma il Rinascimento è stato un fenomeno prima toscano (e in parte centroitalico), poi padano e in seguito europeo. Non italiano. Leonardo, Galileo, Colombo, Marconi o quasi tutti i rappresentanti del cosiddetto “genio italico” avevano fattezze ben poco mediterranee. Non dico sia obbligatorio avere occhi azzurri o capelli biondi (non li ho, anche se sono fiero di non essere mai riconosciuto come “italiano” all’estero) ma questi “italici” avevano pelle chiara, capelli castano chiaro, biondi o rossi, occhi azzurri. Dante, pur piuttosto scuro, aveva un cognome chiaramente germanico. Leopardi aveva occhi azzurrissimi. Dunque ci sarebbe molto da discutere anche sui personaggi e le etnie prese a simbolo di “italianità”. Come noto, potremmo anche discutere sulla stessa Roma arcaica (ma non solo). Quindi personalmente sono a favore di una politica audace ma realistica (se si vuole la secessione subito occorre essere pronti a usare le maniere forti e comunque difficilmente funzionerebbero), pronti ad approfittare delle eventuali contingenze favorevoli (si veda il caso delle ex Jugoslavia e Cecoslovacchia), decisi a conquistare sempre maggiori spazi di autonomia per le nazioni padano-alpine (se le altre li desiderano, costituiscano propri movimenti indipendentisti e se toscani ed eventualmente altri “italiani” europei vogliono aggregarsi ben vengano) ma soprattutto fermissimi nel rigettare il concetto di italianità e nel non ritenere l’Italia la nostra nazione (nemmeno in senso confederale). Chiamiamoci piuttosto “lombardi” e chiamiamo la nostra terra “Lombardia” (anche “Padania” è corretto ma non ha i precedenti e la dignità storica di “Lombardia”). Anche se Oneto non concorda, un’eventuale (lasca) confederazione che comprenda i popoli “italiani” (uso questo termine non condividendolo) le cui radici sono centro-nord-europee potrebbe legittimamente definirsi “Lombardia”.

  2. Sembra un controsenso, ma occorrerebbe un partito indipendentista nazionale che rappresenti le richieste indipendentiste , preventivamente concordate e pianificate, delle varie parti della penisola.
    Un partito che rappresenti , in larga parte, le indicazioni pratiche del Prof.Miglio.
    L’italia delle macroregioni.
    Un lavoro gigantesco ma ,se ben organizzato e preparato, utile.
    I siciliani, i sardi, il lombardo-veneto, toscana-umbria, etc.
    Un piano politico valido per tutto il territorio.
    “noi ci presentiamo per proporre la segmentazione amministrativa e politica dell’attuale stato italiano in tot porzioni, autonome, indipendenti e fra loro confederate per quanto riguarda i seguenti capitoli, tra cui la decisione di aderire o meno all’unione europea.”
    Può sembrare un controsenso ma, se gli indipendentisti, quelli veri, riescono a giungere ad un piano coordinato e condiviso in buona fede, i risultati non dovrebbero mancare.
    Occorre un liberale indipendentista che coordini e guidi la formazione e serve che gli accordi stipulati preventivamente siano scritti nel marmo.
    Prima l’dea elaborata, pianificata nei dettagli.
    Poi, tutti d’accordo, si parte.

    La lega da sola non va da alcuna parte, idem i veneti, e tutti gli altri popoli che mirano all’indipendenza.

  3. Ottimo articolo, almeno a parere mio. Grazie Oneto. Solo alcune mie considerazioni personali. L’errore marchiano di Salvini e dei caporioni leghisti è stato quello, come giustamente dici, di non avere mantenuto vivi i principi della “nostra religione indipendentista” e nel contempo fornire continue iniezioni di cultura storica finalizzate a demolire tutte le menzogne unitariste/risorgimentali che costituiscono l’alibi esistenziale di questo stato non nazione. Solo quando la sola visione del tricolore procurerà all’interessato un senso di fastidio fino a conati di vomito, si sarà raggiunto un buon risultato indirizzato alla costituzione di un solido credo indipendentista. Credo che il grande errore di Salvini e di chi lo ha preceduto sia stato quello di non aver mantenuto vivo l’obiettivo della trasformazione istituzionale dello stato italiota in stato federale su modello svizzero o tedesco facendo sempre balenare la strada dell’indipendenza qualora il partito trasversale dei parassiti italioti tentasse di boicottare l’obiettivo federalista o di ricondurlo al mantenimento dei loro interessi con un finto federalismo. Dopo di che credo anche che sia accettabile che su certe tematiche che costituiscono problemi per i cittadini dello stato italiota si possano fare pezzi di strada insieme a partiti o movimenti tutt’altro che federalisti o indipendentisti ma tenendo in evidenza il solco di separazione.Purtroppo, per la Lega, la strada intrapresa da Salvini non è quella che ho sopra indicata tanto è vero che non sembra interessato a promuovere il coagulo di tutti i movimenti presenti al nord.

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