Montenegro, parziale esempio d’invenzione di uno stato

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di PAOLO L. BERNARDINI Una, due, mille capitali. Podgorica, Cetinje, ora. Venezia, Vienna, Istanbul, Belgrado, idealmente Mosca, perfino, nel passato. E Roma “italiana”, naturalmente. Se la storia dei Balcani è di frammenti di stati, di patchwork di popoli, di difficile intreccio di etnie e confini, il Montenegro ne è perfetta epitome. Una storia tormentata almeno dalla fine del dominio imperiale romano, di quella Roma che a spese delle identità peculiari di centinaia di popoli, “totus orbis urbem fecit.” Dopo la fine delle province illiriche, la frammentazione giunge ai tempi nostri. I confini nord tra Bosnia, Croazia e Montenegro seguono ancora linee difficili, ci si perde ad un certo punto e non si sa in quale stato ci si trovi. Forse è un bene. Difficile dirlo. Tutto nella storia dei Balcani è complesso, e il loro futuro, tra UE in declino, Turchia in crisi, e Russia enigmatica, è ancor più aperto ora di quanto non lo fosse alla fine del dominio comunista. S
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