di PAOLO MARINI
Mentre l'evoluzione tecnologica apre (controverse) prospettive di 'democrazia capillare', sempre più si dischiude – all'opposto – la questione della effettiva natura degli ordinamenti statuali dei Paesi cosiddetti 'democratici'.
La democrazia intesa come governo del popolo (anche se è preferibile parlare di cittadini) è già un mito irrealizzato, per i limiti fisiologici evidenziati in capo al sistema della rappresentanza (cfr. Bruno Leoni in “La libertà e la legge”); non meno problematica è la risposta democratica alle istanze di autodeterminazione collettiva.
Alcuni giorni fa il presidente della Catalogna ha indetto per il prossimo primo ottobre un referendum sull'indipendenza dalla Spagna, decisione alla quale il governo di Madrid ha subito replicato seccamente, contestandone l'illegalità. Il che, sia chiaro, non sorprende; avrebbe sorpreso, piuttosto, il contrario. A questo punto, una persona dotata di ragione e buon senso può (o dovrebbe) do
Temo che la questione abbia – oltre agli aspetti giuridici, politici e culturali/identitari – anche (e soprattutto?) risvolti economici: per gli uni (secessionisti) e per gli altri (“unionisti”). Questi sistemi “unificati” – Spagna come Italia (e come Ex-Jugoslavia) – vivono di un “sistema centrale” che agisce da “pompa del reddito”: lo preleva (sottrae) alle ragioni produttive per mantenere, di fatto, quelle improduttive. Se la Catalogna diventasse indipendente, ma si impegnasse a versare a Madrid le stesse tasse che paga oggi nessuno avrebbe nulla da ridire. Ma se la Catalogna se ne andasse – per cosí dire – con i suoi soldi (o se lo facesse il Lombardo-Veneto) cosa succederebbe nelle restanti regioni? Cosa farebbe la Sicilia senza i soldi del Nord? Il problema è tutto lí: come dimostra, del resto, il progetto sempre piú “unificatorio” dell’Euro. Non solo le realtà come Catalogna e Veneto devono restare brave nella loro “recinto” (“vacche da latte”), ma anche i Paesi del Nord-Europa devono gradualmente rassegnarsi a diventare i “mantenitori” del Sud: altro che autonomia! Qui si va – al contrario – verso lo stato centralizzato “europeo”, in cui Parigi sarà – di fatto – la centrale di ridistribuzione nord-sud, con una bella, nuova “Cassa dell’Euro-Mezzogiorno”.
Con buona pace di tutti i sogni indipendisti…