di ROMANO BRACALINI
L’attribuzione di “sacralità”, propria delle tirannie, ha sempre impedito la revisione critica della Carta Costituzionale, varata nel ’48, imperfetta e invecchiata, come tutte le cose, retorica e irreale nell’impianto, paternalistica e ideologica nello spirito.
Un argomento ricorrente in questo periodo è se Giuseppe Conte, portato a palazzo Chigi dai Cinque stelle, ricopra a buon diritto il ruolo di capo del governo, o sia invece un abusivo non essendo stato eletto da nessuno. “L’uomo più popolare d’Italia”, lo ha chiamato il redivivo D’Alema e se lo ha detto lui ci possiamo non credere.
In Italia, parodia di una democrazia moderna, il quesito va avanti da tempo senza che se ne venga a capo. Si sa che tra le prerogative del capo dello Stato ve ne sono parecchie che sarebbero più in linea con uno stato monarchico assoluto quando il Senato era di nomina regia (ma proprio per questo i senatori non potevano votare). Prerogativa che il pr
siamo in Itaglia, signori…dove si vale tutto e il contrario di tutto, a seconda delle convenienze e del momento… d’altra parte se pensiamo com’è nata sta bellezza di stato unitario la cosa non meraviglia…è sempre stata così!