di ARTURO DOILO
Il recente giuramento del sindaco di New York sul Corano non è un semplice atto di pluralismo religioso. In una città che, data la narrativa ufficiale, porta ancora nel suo skyline e nella sua anima le cicatrici indelebili dell'11 settembre 2001, questo gesto assume i contorni di una tragica ironia storica e, soprattutto, di una resa culturale senza precedenti.
Come ha rilevato il professor Marco Bassani, il problema non è la fede privata, ma la validità di un atto pubblico che dovrebbe poggiare su fondamenta civiche condivise. Ergo, non si può ignorare il contesto: New York è la città che ha subito il più violento attacco dell'integralismo islamico (peraltro da loro rivendicato e festeggiato) contro la civiltà occidentale. Le Torri Gemelle furono abbattute in nome di una visione del mondo contenuta in quel medesimo testo su cui oggi Mamdani giura per amministrare la metropoli. Inserire il Corano nel cuore cerimoniale di New York non è un segno di "integrazi