lunedì, Giugno 1, 2026
21.8 C
Milano

Fondatori: Gilberto Oneto, Leonardo Facco, Gianluca Marchi

Argentina, la rivoluzione liberale di Milei: 200 riforme in trenta mesi

Da leggere

di ARTURO DOILO

A due anni e mezzo dal suo insediamento alla Casa Rosada, Javier Milei rivendica di aver realizzato una delle più vaste trasformazioni economiche e istituzionali della storia recente dell’Argentina. L’infografica diffusa dai suoi sostenitori elenca oltre 200 riforme che avrebbero cambiato profondamente il volto del Paese, con un obiettivo dichiarato: ridurre il peso dello Stato, liberalizzare l’economia e riportare l’Argentina sulla strada della crescita.

Dall’emergenza economica al risanamento dei conti

Quando Milei entrò in carica nel dicembre 2023, l’Argentina era travolta da inflazione galoppante, deficit cronici e crescente sfiducia degli investitori. La priorità del nuovo governo è stata quella di ristabilire l’equilibrio dei conti pubblici.

Tra le misure più significative figurano il più grande aggiustamento fiscale della storia argentina, la drastica riduzione della spesa pubblica (unico nel suo genere) e il licenziamento di quasi 70.000 dipendenti statali. Il governo afferma inoltre di aver raggiunto il primo surplus finanziario dopo decenni e un avanzo commerciale record. Sono stati aboliti o ridotti numerosi programmi pubblici, fondi fiduciari a sostegno di enti parassitari e organismi statali considerati inefficienti, mentre diversi ministeri sono stati accorpati, passando da diciotto a nove.

Meno tasse e meno dazi

Uno dei pilastri dell’agenda mileista è stata la riduzione della pressione fiscale, quasi 3 punti percentuali rispatto al PIL. Il governo ha eliminato numerose ritenute all’esportazione, soprattutto per i settori agricolo, energetico e minerario. Sono stati inoltre ridotti o aboliti dazi su centinaia di beni importati, dai prodotti industriali ai fertilizzanti, passando per apparecchiature tecnologiche e mezzi di produzione. L’obiettivo dichiarato è stato quello di abbassare i costi per imprese e consumatori e aumentare la competitività dell’economia argentina.

Liberalizzazione e deregulation

Un’altra componente fondamentale delle riforme riguarda la deregolamentazione, il cui protagonista è stato il ministro Federico Sturzenegger. Secondo il governo, sono state eliminate centinaia di norme considerate obsolete o eccessivamente burocratiche. Sono stati semplificati i processi di importazione ed esportazione, abolite numerose autorizzazioni preventive e ridotti gli ostacoli amministrativi all’attività imprenditoriale.

Particolare attenzione è stata dedicata ai settori energetico, dei trasporti e delle telecomunicazioni, con l’apertura alla concorrenza e la riduzione delle restrizioni esistenti. Il governo ha inoltre liberalizzato il trasporto di passeggeri e merci, favorito l’arrivo di nuove tecnologie come Starlink e introdotto procedure più semplici per l’importazione di macchinari e attrezzature.

Fine dei controlli valutari

Per anni l’economia argentina è stata caratterizzata da severi controlli sui cambi. L’amministrazione Milei ha progressivamente eliminato molte delle restrizioni che limitavano l’accesso alle valute estere, abolendo numerosi meccanismi di controllo e riducendo le barriere alla circolazione dei capitali. Secondo i sostenitori del governo, questa politica ha contribuito a normalizzare il sistema finanziario e a ristabilire la fiducia degli investitori. Importante, inoltre, l’approvazione della “Ley de Inocencia Fiscal”, che ha sovvertito il paradigma di colpevolezza: ora tutti gli argentini sono innocenti a meno che lo Stato non dimostri il contrario. I livelli per cui essere perseguiti fiscalmente si sono elevati di molto.

Privatizzazioni e ridimensionamento dello Stato imprenditore

Numerose aziende pubbliche sono state poste sotto processo di privatizzazione o ristrutturazione. Tra queste figurano società energetiche, ferroviarie, aeroportuali e di servizi pubblici. L’obiettivo è ridurre il ruolo dello Stato nell’economia e affidare una quota crescente delle attività produttive all’iniziativa privata. Contestualmente sono stati chiusi o accorpati molti enti pubblici ritenuti superflui.

Sul fronte degli investimenti, il governo ha promosso il cosiddetto RIGI (Regime di Incentivo per i Grandi Investimenti), pensato per attrarre capitali nazionali e stranieri. A ciò s’è aggiunto il super-RIGI e il RIMI (piano di agevolazioni fiscali per le PMI). Sono stati inoltre firmati accordi finanziari con organismi internazionali e rafforzati i rapporti economici con gli Stati Uniti e altri partner commerciali.

Buenos Aires ha rilanciato la propria presenza sui mercati internazionali, avviando nuove iniziative commerciali e chiedendo l’adesione all’OCSE.

Sicurezza e giustizia

L’agenda mileista non si è limitata all’economia. Il governo ha promosso nuove misure contro la criminalità organizzata, il narcotraffico e il terrorismo. Sono state approvate riforme del sistema penale, introdotti strumenti più severi per contrastare la recidiva e rafforzate le strutture investigative federali. Tra le iniziative più pubblicizzate vi sono l’Operazione Roca per il controllo delle frontiere, la creazione di nuovi organismi di intelligence e la costruzione di strutture carcerarie ad alta sicurezza.

Tagliate le unghie anche ai sindacati, che possono continuare a manifestare, ma senza creare disagi ai cittadini. I picchetti (con relativi disturbi), infatti, sono passati da 9.000 a zero.

Politica estera e riallineamento geopolitico

In politica estera Milei ha impresso una svolta netta rispetto ai governi precedenti. L’Argentina ha abbandonato i BRICS e i compagni di merende del Socialismo del XXI secolo, rafforzando la cooperazione con Stati Uniti, Israele ed Europa (MercoSur). Abbandonata anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e ha assunto posizioni più critiche nei confronti di regimi autoritari come quello venezuelano e cubano.

Sono stati inoltre rilanciati diversi programmi infrastrutturali e logistici nelle province del Paese.

Un bilancio che rimane oggetto di dibattito

Per i sostenitori del presidente, queste oltre 200 riforme (di cui trovate tutto sul Miglioverde) rappresentano la più grande modernizzazione dell’Argentina dagli anni Novanta e dimostrano che una politica di libero mercato può invertire il declino economico del Paese.

I critici, invece, sostengono che molti dei risultati rivendicati dal governo debbano ancora essere verificati nel lungo periodo e che il costo sociale dell’aggiustamento fiscale sia stato elevato.

Resta tuttavia un dato difficilmente contestabile: in appena trenta mesi Javier Milei ha impresso all’Argentina una velocità di cambiamento raramente vista nella storia contemporanea mondiale, trasformando il Paese nel principale laboratorio mondiale delle politiche liberal-libertarie e del libero mercato. Un esperimento unico, da seguire…

Correlati

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Articoli recenti