di MARIETTO CERNEAZ
Esiste un filo rosso che attraversa le rivoluzioni, i totalitarismi e le ideologie più distruttive degli ultimi due secoli. Cambiano i nomi, cambiano le bandiere, cambiano gli slogan, ma la pulsione di fondo rimane la stessa: non costruire un mondo migliore, bensì demolire quello esistente. È questa - dopo quelle di Trump di un paio di settimane fa - la riflessione proposta dal segretario di Stato americano Marco Rubio in un recente intervento pubblico, nel quale ha definito il radicalismo di sinistra non come un ideale politico, ma come una vera e propria "malattia" alimentata dall'odio verso la civiltà e verso chi è capace di creare, innovare e costruire.
Le parole del "falco" americano suonano come un campanello d'allarme, in un'America che - stando ai sondaggi - è al 50% infetta da questa malattia dell'anima che è il comunismo. Secondo Rubio, il tratto distintivo dell'estremismo rivoluzionario non è l'aspirazione al bene comune, bensì il risentimento