12.819.532.788.614.400.000%. Novant’anni di inflazione argentina!

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di JAVIER MILEI

Questo numero rappresenta l’inflazione accumulata a partire dal 1935 (incluso), cioè da quando è stato creato “el Banco Central de la República Argentina”, il quale si presumeva avesse come missione fondamentale quella di preservare il valore della moneta. Evidentemente il BCRA, come ogni istituzione argentina, non solo non ha adempiuto al proprio obiettivo, ma l’oscenità del dato rende ineludibile il dibattito sul se debba o meno esistere una banca centrale e, nel caso se ne decida l’esistenza, sotto quali regole dovrebbe operare.

Il denaro e l’inflazione

Il denaro esiste perché, di fronte alla sfida della doppia coincidenza dei bisogni e dell’indivisibilità dei beni, l’uomo ha ideato un modo per facilitare lo scambio. Di fatto, il denaro esiste perché l’alternativa del baratto ci farebbe perdere milioni di transazioni, con la conseguente caduta del livello di vita. Non è la stessa cosa un’economia con o senza denaro (baratto). Così, quel bene che presenta il maggior volume di commercio verrà utilizzato per lo scambio indiretto e diventerà denaro, dando origine alle funzioni di unità di conto e di mezzo di pagamento generalizzato. Parallelamente, la necessità che il bene utilizzato come denaro non perdesse valore nel tempo ha portato all’uso dei metalli preziosi, dando origine alla funzione di riserva di valore. Tuttavia, l’uso dei metalli comportava problemi di portabilità e di rischio nel trasporto, il che ha portato alla creazione della carta moneta convertibile. In definitiva, l’offerta monetaria non è altro che la prestazione di un servizio di liquidità che consente di realizzare transazioni, indipendentemente dalla proprietà del business. Ed è chiaro che la prestazione statale di tale servizio è stata deplorevole.

Naturalmente, la riflessione precedente non è adatta al gusto dei nazionalisti da strapazzo, della sinistra che vive di di stato-latria e di una corporazione politica ipocrita che, avvolta in forme pompose e “buone intenzioni”, condivide quella passione spregevole per l’espropriazione della proprietà privata. Per loro, la fornitura del denaro deve restare nelle mani dello Stato, poiché, dato il corso forzoso, l’offerta monetaria non solo fornisce il servizio di liquidità, ma rappresenta anche una fonte di riscossione tributaria senza dover legiferare imposte esplicite. Vale inoltre la pena menzionare che il furto non è dato dall’imposta inflazionaria (il tasso di inflazione moltiplicato per la domanda di moneta), ma dal signoraggio (emissione senza copertura).

Un esempio chiarirà il concetto. Se un’economia cresce, la domanda di moneta cresce; se l’offerta monetaria rimane costante si avrà deflazione, la quale fa aumentare la ricchezza reale degli individui. Tuttavia, se l’offerta di moneta cresce in modo tale che l’inflazione sia nulla, l’imposta inflazionaria sarà nulla e, ciononostante, lo Stato disporrà di maggiori risorse, che quindi non avrà il privato. C’è espropriazione. E non solo: il modo in cui lo Stato introduce la moneta influenza la distribuzione del reddito e i prezzi relativi, e quindi influenzerà risparmio, investimento e tasso di interesse. Cioè, ci saranno danni nel presente e nel futuro.

Il caso argentino e cosa è successo nel 2012

Il caso argentino è chiarissimo. Prima che esistesse “el Banco Central de la República Argentina“, il tasso di inflazione annuale era dell’1,03 %. Nei dieci anni successivi alla sua creazione il tasso di inflazione è balzato al 6,05 % annuo. Dopo la nazionalizzazione durante il governo del generale Juan Domingo Perón, l’inflazione fino al 2025 è mediamente stata del 63,2 % annuo. Inoltre, questa media geometrica non è stata omogenea nel corso della storia. Nel periodo 1946-1974 è stata del 29,7%. Nell’arco 1974-1991 è salita al 312,8 % e ciò ha portato alla “Legge di Convertibilità”, che è riuscita a far scendere il tasso di inflazione all’8,2% annuo durante i dieci anni di validità. Tuttavia, l’idea di limitare l’uso fiscale dell’emissione di moneta (permesso finché la posizione in titoli pubblici dello Stato non superasse un terzo della base monetaria) non era gradita alla politica. Così, nel 2002 si è posto fine alla convertibilità con la premessa che questa volta sarebbe stato diverso e che la politica monetaria sarebbe stata condotta in modo razionale.

Al di là della truffa che ha significato togliere la copertura ai pesos (che a dollari di oggi ammonta a circa 30.000 milioni di dollari), la “razionalità” progressista ci ha portato un’inflazione del 168.580,3%, cioè un’inflazione annuale del 36,3%. Tuttavia, in base a quanto accaduto nel corso del XXI secolo si preparava un esito peggiore di quello del periodo 1974-1991, poiché possiamo osservare che Néstor Kirchner ha lasciato la stessa inflazione ricevuta nonostante la tendenza decrescente ereditata, mentre Cristina Fernández de Kirchner, Mauricio Macri e Alberto Fernández hanno lasciato al successore un’inflazione superiore a quella ereditata.

Naturalmente, per realizzare un disastro di tali proporzioni è servito un BCRA all’altezza delle necessità della casta politica. E se già le modifiche allo Statuto del 2002 erano nefaste, la modifica del 2012 ha portato i livelli di brutalità politica al parossismo, dove il nuovo Statuto è stato delineato per giustificare il furto di 10.000 milioni di dollari per il Fondo del Bicentenario del 2010, che permettesse una nuova edizione del “Pane e Circo” che ha consentito la rielezione di CFK. Ma non è bastato loro creare l’intreccio legale per abilitare il saccheggio delle riserve internazionali tramite le “Letras Intransferibles”, ma come consacrazione dell’ignoranza, a uno strumento di politica economica sono stati assegnati cinque obiettivi:

  • (i) la stabilità monetaria;
  • (ii) la stabilità finanziaria;
  • (iii) l’occupazione;
  • (iv) lo sviluppo economico;
  • (v) l’equità sociale.

Cioè, alla BCRA bisognava entrare con il casco per non morire di un colpo in testa mentre volavano i mazzi di denaro verso la Casa Rosada.

Cinque punti per una proposta

Di fronte a questa passione espropriatrice dell’alta politica, abbiamo deciso di porre fine a 91 anni di storia e di riformulare lo Statuto del Banco Central de la República Argentina sulla base di cinque linee analitiche.

In primo luogo, si termina con la bestialità dei cinque obiettivi per un solo strumento e la missione fondamentale del BCRA torna a essere quella di preservare il valore della moneta. Cioè, il nuovo Statuto riconosce la natura monetaria dell’inflazione, poiché essa è sempre e ovunque un fenomeno monetario generato da un eccesso di offerta (sia perché aumenta l’offerta sia perché diminuisce la domanda), che comporta una perdita del potere d’acquisto del denaro, cioè tutti i prezzi in unità monetarie salgono.

La seconda modifica è che si proibisce in modo tassativo il finanziamento dello Stato: ciò vale tanto per il Tesoro Nazionale quanto per gli Stati Provinciali e i Municipi, e per qualsiasi acquisto di titoli pubblici dello Stato Nazionale sul mercato primario. Vale la pena sottolineare che il signoraggio, che prende forma attraverso l’acquisto di titoli dello Stato, non è altro che una falsificazione di denaro, tipizzata nel Codice Penale e che in questo caso configura un’associazione a delinquere composta dal Potere Esecutivo, dal Congresso della Nazione e dalla cupola del Banco Central.

La terza modifica riguarda il blindaggio del Presidente del BCRA e del Direttorio rispetto agli abusi della politica. In questo senso, sebbene si mantenga il meccanismo di nomina, la rimozione sarà molto più complessa. In questo modo, la rimozione richiederà i due terzi non solo della Camera dei Senatori, ma anche della Camera dei Deputati. L’esperienza mostra che tutte le rimozioni intempestive sono sempre state legate alla volontà di ottenere una maggiore lassità della politica monetaria, cioè per truffare il settore privato attraverso il signoraggio, che abbiamo dimostrato essere un’imposta non legislata. Pertanto, se la politica vuole riscuotere più imposte è ragionevole che ciò passi attraverso la “Casa del Popolo”.

In quarto luogo, si restringe il pagamento di dividendi sui risultati derivanti dalla prestazione del servizio di liquidità. In questo senso, determinati gli attivi iniziali (31/12/26), gli stessi verranno assimilati in unità fisiche, per cui i risultati da tenuta associati a variazioni dei prezzi di tali attivi verranno imputati a una riserva tecnica non distribuibile (concetto simile al rivalutazione tecnica). D’altra parte, i risultati associati alla gestione di portafoglio della Banca potranno essere girati al Tesoro Nazionale solo per la cancellazione del debito.

Infine, si eliminano di netto le altre modifiche introdotte dallo Statuto del 2012 e si elimina la truffa delle “Letras Intransferibles”.Pertanto, questa riforma dello Statuto del BCRA, insieme alle nuove regole fiscali (deficit zero e shutdown), alla nuova legge sul Mercato dei Capitali e alla deregolamentazione del Mercato delle Assicurazioni, porrà fine a 91 anni di saccheggio, espropriazione, impunità e decadenza che ci permetteranno di rendere di nuovo grande l’Argentina.

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