di LEONARDO FACCO
C’è una promessa che ritorna ciclicamente, cambiando soltanto il nome del suo profeta e la tecnologia incaricata di realizzarla: un giorno il progresso ci libererà dal lavoro. È questa tesi, assai balorda, che smonta Claudio sul suo canale youtube “Economia proibita”. Provo a riassumervela.
Nel 1930 fu John Maynard Keynes a immaginare che, grazie alla crescita della produttività, entro il 2030 l’umanità avrebbe lavorato appena quindici ore alla settimana. Il problema, secondo Keynes, sarebbe diventato addirittura come riempire l’enorme quantità di tempo libero a disposizione. Oggi, a pochi anni dalla scadenza della previsione, non siamo certamente in quella situazione. Si lavora meglio, ma lavorare è indispensabile! Eppure la stessa promessa è tornata. Nel 2026 Elon Musk ha prospettato un futuro nel quale l’intelligenza artificiale e i robot renderanno possibile un elevato reddito universale, consentendo a tutti di vivere nell’abbondanza, senza bisogno di faticare. Cambia la macchina miracolosa, ma la promessa è identica.
Claudio – diversamente – sostiene che per capire perché questa promessa sia destinata a ripetersi bisogna partire da Ludwig von Mises: il lavoro è un mezzo, non un fine. Esistono attività che facciamo perché ci piacciono e altre che svolgiamo perché producono qualcosa che desideriamo. Le prime sono tempo libero; le seconde sono lavoro. Lavoriamo perché il risultato della nostra fatica vale, per noi, più della fatica stessa. Ed ecco il punto fondamentale: “il tempo è una risorsa irrimediabilmente scarsa“. Possiamo produrre più automobili, case, alimenti, energia e servizi; non possiamo produrre una seconda volta l’ora appena trascorsa. Ogni scelta implica quindi una rinuncia: impiegare un’ora in un modo significa non poterla impiegare in un altro. Finché siamo vivi, siamo costretti a scegliere come utilizzare il nostro tempo.
Il progresso tecnologico ha certamente aumentato enormemente la produttività. E continuerà a farlo e, lasciatevelo dire da chi la usa, con l’AI la produttività è più che aumentata. Ma, secondo le parole di Claudio, Keynes sbagliava nel pensare che l’aumento della produzione avrebbe fatto scomparire il problema economico. “I bisogni fondamentali possono essere soddisfatti più facilmente, ma i desideri umani non hanno una soglia definitiva”, anzi tendono all’infinito. Anche chi possiede moltissimo continua a desiderare, progettare, creare e investire il proprio tempo.
Lo stesso ragionamento vale per l’intelligenza artificiale. Una macchina può sostituire determinate mansioni, ma il lavoro umano possiede una caratteristica che il capitale fisico non ha: la capacità di riconvertirsi. Un macchinario progettato per produrre bulloni non può improvvisamente dedicarsi a qualcos’altro. Un essere umano può imparare, cambiare mestiere, inventare nuove attività e rispondere a nuovi bisogni. È ciò che è già accaduto con l’aratro, il telaio, la catena di montaggio e il computer.

Ma nel video c’è anche un secondo protagonista della promessa tecnologica in corso: Marx. Se Keynes e Musk immaginano che la tecnologia possa eliminare il problema economico, Marx ritiene che sia sufficiente eliminare il capitalista e lo sfruttamento. Alla base c’è la teoria del valore-lavoro, sbugiardata dai tempi di Carl Menger. se il valore deriva esclusivamente dal lavoro, il profitto dell’imprenditore sarebbe necessariamente plusvalore sottratto al lavoratore. Una storia che tutti conoscete. Claudio, giustamente, contesta questa impostazione con un esempio semplice: “il tassista senza automobile. Il capitale non è un elemento parassitario che si aggiunge alla produzione senza contribuire. L’automobile consente al lavoratore di produrre molto più di quanto potrebbe fare semplicemente trasportando i clienti a piedi. E quell’automobile esiste perché qualcuno ha rinunciato a consumare immediatamente il proprio denaro per investirlo in uno strumento produttivo”.
Da qui la conclusione: Marx, Keynes e Musk sembrano rappresentare mondi ideologicamente opposti, ma condividono, secondo l’autore, la stessa illusione: l’idea che possa esistere una mossa definitiva capace di eliminare per sempre la necessità di scegliere. Perchè anche lavorare è una scelta, una scelta importante. Per Marx era l’abolizione del capitale; per Keynes il progresso tecnologico; per Musk l’intelligenza artificiale.
La domanda da porsi, secondo l’autore del video, è semplicissima: «Dopo l’ultima grande rivoluzione, cosa farò della mia prossima ora?» Se la risposta è che dovremo comunque scegliere, allora il problema economico non è scomparso. Ed è, paradossalmente, una buona notizia. Perché significa che il nostro tempo resterà sempre prezioso. E proprio perché sarà scarso, ci sarà sempre qualcuno disposto a pagarlo.
“Il lavoro, dunque, non finirà. Cambierà. Come è sempre cambiato”. E la vera libertà non consiste nell’illusione di non dover più lavorare, ma nella possibilità di decidere sempre meglio per cosa vale la pena spendere la propria vita. E per poter scegliere al meglio, la condizione migliore è quella di non avere tra le palle un criminale esoso e inutile come lo Stato!

