di PAOLO L. BERNARDINI
Quel che Carlo Sanna e il suo gruppo agguerrito stanno facendo in Sardegna potrebbe portare davvero all’indipendenza dell’isola. Le premesse ci sono tutte, a partire dal legame col mondo libertario. Come Leo Facco dice, un indipendentista può anche non essere libertario – lo erano i Catalani, o gli Scozzesi? – ma un libertario non può che essere un indipendentista.
Fresco dal recente fallimento del tentativo di trapiantare germi liberali e federalistici in un neonato partito di destra – col risultato di essere ritenuto un “traditore” (delle idee liberali), o un “fascista”, e ovviamente di essere ignorato dai maggiorenti del partito in questione – riporto qui, in ambito ben noto (a me), le idee che ho cercato di suggerire a chi è invece centralista, statalista, cultore dello Stato etico, e chi più ne ha (di brutture), più ne metta. All’inizio questo non si sapeva (ma si faceva finta di non sapere). A loro va bene Giovanni Gentile, con rispetto parlando, esaltatore dello STATO nella sua ultima opera mentre gli stati stavano portando alla morte nazioni intere. Giovanni Gentile sta ai pensatori di oggi come Primo Carnera ai pugili attuali. I tempi evolvono.
Ogni culto del passato è ridicolo. La farsesca abolizione del bollo da parte di un farsesco governo di ITA avrebbe toccato tutti i veicoli del 1945. Pochi – se ve ne erano – superavano gli 80 Kw. La squallida farsa per cui solo le auto “dei poveri” avranno tale beneficio – quando magari un lavoratore ha sempre sognato un’auto potente e se le è acquistata con fatica, ma a questo quei poveretti (di spiriti, perché son tutti grassi e ricchi in quanto grassatori degli italiani) a Roma non arrivano – è un grave indicatore della necessità di un cambiamento. Ma solo uno fra mille altri. Un punto però mi permetto di suggerire a dei fratelli di lotta.
L’Italia NON è il suo governo. NON è lo stato nato monarchico nel 1861, rimasto tale fino al 1948, e poi divenuto, a fatica e con mille incertezze, una democrazia. L’Italia è un’entità culturale, immensa: dalla lingua, all’arte alla letteratura, ad un’infinità di altre “cose”. E’ qualcosa di grandioso, di unico, di cui sono fierissimo di essere esponente. L’Italia esiste da ben prima il 1861. E’ un errore madornale identificare un governo con quel che (purtroppo) esso governa. Lo scrivo da sempre su queste pagine. Sono fiero di essere italiano! Ma non vedo l’ora che Veneto, Sardegna, Sicilia e chissà mai qual altra regione, diventino indipendenti! Non è una contraddizione.
E’ come se identificassimo l’amministratore del condominio con l’edificio e con i condomini. E se qualche squallido amministratore ladro – pronto a lucrare sulla bolla bonus 110% come hanno fatto in tanti, tanto per essere chiari, complice qualche governo di ITA fa – si trova ad amministrare decine di condomini di lusso, costruiti dai più grandi architetti, abitati da eredi di una tradizione culturale, letteraria, religiosa, umana, imprenditoriale, contadina, borghese che sia, occorre allontanarlo da esso: ma il condominio rimane tale. Non si distrugge tutto, si scevera. Occorre separare l’Italia da ITA.
Anche in una futura Sardegna indipendente, che mi auguro veda la luce presto, rimarrà la lingua italiana, una delle più belle del mondo. Rimarranno secoli di tradizione. Non c’entrano niente con un governo, se ne è appropriato sfacciatamente. Come se io mi mettessi a produrre auto e dessi loro il nome di Ferrari, perché nessuno lo reclama più! Solo che poi queste auto non saranno proprio Ferrari (se non nel nome). L’italiano rimarrà insieme naturalmente al sardo nelle sue due (o mille!) principali varianti. Si cambia amministrazione di condominio soltanto. Poi si dovranno anche cambiare tante cose!
La Sardegna ha un indice di vecchiaia di 282,5 nel 2025. Nel 2002 era 116,1. L’indice di natalità e quello di mortalità si equivalevano quasi, nel 2002, 8 e 8,4 rispettivamente. Nel 2024 erano 4,5 e 11,8 rispettivamente. Non occorre essere un Alfred Sauvy per tirare le conclusioni: sta morendo.
La farsa del paradossale statuto di autonomia che Sanna ben conosce ha reso la SarDegna una SardINdegna, togliendo dignità ai suoi abitanti con l’inganno di far credere loro che ne aveva conferita di più, con l’illusione di un (parzialissimo) autogoverno.
L’indipendenza non vedrà bolli auto, accise sui carburanti, la Sardegna sarà federale, diverrà una sorta di Florida, paradiso per vecchi che poi attira anche i giovani. Non si potrà rescindere del tutto il legame con l’Italia intesa come ITA, sono processi graduali. Potrebbe raggiungere facilmente i 4-5 milioni di abitanti. La congiuntura è favorevole per il gran passo, a patto che lo si studi bene, ma proprio bene. Il fallimento del tentativo non solo mio di iniettare idee federalistiche ad un nuovo partito perché le applichi dal centro, dimostra che le rivoluzioni devono partire dalle periferie che si vogliono emancipare dal governo centrale. In fondo, le 13 colonie che diedero vita agli USA erano periferie, nel 1776. Ora sono il centro del mondo. Solo, il tutto va fatto cum grano salis.
Carlo Sanna ha tanti strumenti, compresi quelli intellettuali. La sua rivalutazione di Tuveri, che scrisse un libro dal titolo eloquente, “Del diritto dell’uomo alla distruzione dei cattivi governi” (Cagliari, 1851, poi ripubblicato dalla Delfino editore nell’ambito di tutte le opere del pensatore, ma che dovrebbe essere ripubblicato con nuova introduzione) è importantissima. Norberto Bobbio lo addolcì e piegò al centralismo che costui serviva, nella prefazione per l’appunto al primo volume delle opere complete di Tuveri che Delfino diede alle stampe nel 1990. Ma l’Italia esisterà, anche se tutte le regioni italiane diventassero indipendenti (cosa augurabile!).
L’Italia è una cosa del tutto diversa dal suo governo. Non si butti via un bel bimbo che galleggia in una vasca marcia.

