Imposta sul reddito: lo strumento con cui Washington ha conquistato il potere!

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di MARIETTO CERNEAZ

L’introduzione dell’imposta federale sul reddito, nel 1913, ha segnato una svolta nella storia degli Stati Uniti: secondo Andrew Wallace (ben prima di lui lo fece Frank Chodorov), ha contribuito a trasformare radicalmente l’equilibrio costituzionale americano, sottraendo progressivamente autonomia ai singoli Stati e concentrando il potere nelle mani del governo centrale.

Prima di quella data, Washington finanziava le proprie attività soprattutto attraverso dazi doganali e accise. Le risorse a disposizione del governo federale erano quindi relativamente limitate, così come la sua capacità di espandere le proprie competenze. Con l’imposta sul reddito, invece, si è aperta la strada a un flusso di entrate molto più ampio e stabile, che ha permesso alla macchina federale di crescere ben oltre le intenzioni originarie dei padri fondatori.

Il punto centrale della critica di Wallace è che la tassazione non rappresenta soltanto un prelievo economico: è anche uno strumento di potere politico. Chi controlla enormi risorse finanziarie può estendere la propria influenza, finanziare apparati burocratici, condizionare le attività economiche e intervenire in ambiti che dovrebbero rimanere di competenza degli Stati e dei cittadini.

L’autore collega questa espansione anche alla politica estera americana. Un governo centrale dotato di risorse praticamente illimitate può finanziare guerre, interventi militari e impegni internazionali che, secondo Wallace, non trovano giustificazione nei poteri costituzionali originariamente attribuiti a Washington. A beneficiarne sarebbero soprattutto gruppi di interesse economico e politico, mentre il conto ricade sui contribuenti.

La soluzione proposta è radicale: abolire l’imposta federale sul reddito e restituire agli Stati le entrate fiscali generate nei rispettivi territori. Non si tratterebbe soltanto di una riforma tributaria, ma di un modo per ricostruire il federalismo americano, limitare il potere centrale e riportare le decisioni più vicino ai cittadini.

La questione, in definitiva, riguarda il rapporto tra fiscalità e libertà. Un governo che dispone di risorse sempre maggiori tende inevitabilmente ad accrescere il proprio potere. Ridurre la tassazione federale, nella prospettiva di Wallace, significa dunque restituire autonomia agli Stati, responsabilità ai cittadini e limiti costituzionali a Washington.

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