di MARIETTO CERNEAZ
Negli ultimi anni il voto elettronico è stato presentato come simbolo di modernità e trasparenza. In realtà, secondo un’analisi pubblicata su vetrioloblog, in Paesi come Venezuela e Brasile sta mostrando crepe significative. Entrambi utilizzano sistemi simili basati su identificazione biometrica e tastierino numerico, e in entrambi emergono anomalie che alimentano sospetti di irregolarità.
Il primo punto critico riguarda l’identificazione dell’elettore. In Brasile, a causa di un collasso del sistema biometrico, più di otto milioni di persone sarebbero state ammesse al voto senza il controllo dell’impronta digitale, con l’autorizzazione del responsabile di seggio. In Venezuela non risultano problemi analoghi di questa portata, ma la differenza non rassicura.
Il secondo nodo è l’espressione del voto e la tracciabilità. L’elettore digita la scelta su un tastierino; a fine operazioni
l’urna stampa un bollettino riepilogativo. In Brasile 106 sezioni non hanno registrato alcun voto per Bolsonaro e altre 3.042 non più di dieci: numeri statisticamente quasi impossibili. In Venezuela, invece, migliaia di volontari dell’opposizione hanno ottenuto e conservato gran parte di queste stampe, dalle quali emergerebbe una vittoria schiacciante del loro candidato. Sempre in Brasile, Cristiano Zanin, ex avvocato di Lula e giudice della Corte Costituzionale, avrebbe esteso illegalmente di due ore le operazioni di voto (dalle 17:00 alle 19:00) a causa di blocchi di autobus organizzati da militanti pro-Lula, e solo nelle sezioni del Nord-Est, storico bacino elettorale del presidente.
Infine, a scrutinio concluso le urne vengono sigillate. In Venezuela è stata rifiutata qualsiasi verifica successiva e, secondo l’autore del pezzo, è lecito temere che lo stesso accada in Brasile. Eppure la natura elettronica del sistema dovrebbe rendere i controlli rapidi e semplici.
Infine una nota ironica: dopo il comunismo rivoluzionario, quello gramsciano occupatore delle istituzioni, quello pacifista a senso unico, antiglobalista, ecologista, climatico, sanitario e femminista-arcobaleno-islamista, «mancava quello elettronico. Ecchelo!». Una sintesi pungente di un fenomeno che, al di là delle polemiche, pone interrogativi concreti sulla fiducia nei processi elettorali digitali. Roba che fa rimpiangere le vecchie schede cartacee…

