di GIANMARCO LUCCHI
Roberto Maroni benedice l'asse con il suo delfino veneto, il sindaco di Verona Flavio Tosi, già partito lancia in resta per la riconquista solitaria della città e deciso a chiudere la porta in faccia al Pdl in vista delle prossime elezioni di maggio. E Verona diventa il laboratorio politico di una parte della Lega, quella che appare solidamente maggioritaria al momento, e della sua rinnovata voglia di scrollarsi di dosso l'ombra di Berlusconi e del suo partito per diventare il primo partito in tutta la Padania, come sostiene Roberto Maroni. Tutto ciò è avvenuto nel capoluogo scaligero senza la benedizione del segretario Gian Paolo Gobbo, padre padrone del Carroccio veneto ormai da quindici anni e per nulla intenzionato a mollare la “carega”, e senza l'appoggio dei veronesi fedelissimi di Bossi come l'ex sottosegretario alla Sanità, Francesca Martini, e il capogruppo della Lega al Senato Federico Bricolo. Non è arrivato nemmeno il governatore del Veneto
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