Adam Smith e l’origine della ricchezza: lavoro, scambio e libertà economica

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di ARTURO DOILO Duecentocinquant'anni fa, nell'anno in cui gli Usa dichiarano la loro indipendenza, è stata data alle stampe l'opera più importante del filosofo scozzese Adam Smith. Le prime pagine de La ricchezza delle nazioni, capolavoro del 1776 di colui che è considerato il padre dell'economia, contengono già l’intuizione fondamentale che rivoluzionerà l’economia moderna: la ricchezza non nasce dall’accumulo di oro o risorse, ma dalla capacità produttiva del lavoro umano. Al centro dell’analisi smithiana vi è il concetto di divisione del lavoro, ovvero la specializzazione delle attività produttive. L’esempio più celebre è quello della fabbrica di spilli: un singolo individuo, lavorando da solo, produrrebbe pochissimi pezzi al giorno; suddividendo invece il processo in più fasi e assegnandole a lavoratori diversi, la produzione aumenta in modo straordinario, fino a migliaia di unità quotidiane. Da qui deriva una delle intuizioni più potenti della teoria econ
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