di ALTRE FONTI Parla lentamente Umberto Bossi. Ogni frase si alterna ad una boccata di fumo: giusto il tempo per «pesare» le frasi. Il Senatur stringe tra le dita l’inseparabile sigaro, ogni tanto alza lo sguardo per fissare negli occhi il suo interlocutore. Vuole essere sicuro che le sue parole siano state comprese. «Il segreto è non arrendersi mai», dice ad un tratto rompendo il silenzio. Non si capisce a chi si riferisca. Di certo, lui, non si è arreso mai: una regola applicata nella politica così come nella vita privata. Così ha «inventato» la sua Lega, superato l’isolamento politico per il ‘ribaltonè, la malattia e, per ultime, le inchieste che hanno toccato i figli. «Non credo che sia la fine di Berlusconi», spiega. Il riferimento è alla sentenza della Cassazione che conferma la condanna del Cavaliere. La parabola politica di Bossi è indissolubilmente legata a quella dell’ex premier. Insieme hanno segnato più di venti anni della storia italiana. Neanche questa sentenza sembra poter rompere…















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