di GIANNI SARTORI Del ritiro statunitense dal nord della Siria potrebbero avvantaggiarsi in molti. Damasco in primis. Molto probabilmente anche Mosca e Teheran. Sicuramente Ankara che avrebbe il definitivo via libera per saldare il conto con i curdi. Per ora comunque non si registrano particolari entusiasmi da parte dell’entourage di Assad. L’ambasciatore siriano – Bachar Al-Jaafari – intervenendo all’ONU ha preferito dire che “prima bisognerà accertarsi della sincerità di tale dichiarazione e poi della sua reale applicabilità”. Bachar Al-Assad ha sempre denunciato l’occupazione del suolo siriano da parte dei militari statunitensi ritenendolo – non a torto – propedeutico alla frantumazione della Siria. Anche in epoca relativamente recente – nel 2017 – le truppe di Damasco si erano dovute confrontare con le milizie curde appoggiate da Washington nella regione del sud-est (Deir ez-Zor) nella corsa per occupare le aree – ricche di giacimenti – abbandonate dall’Esercito islamico in fuga. Aree presto cadute sotto il controllo curdo e quindi, magari indirettamente, sotto quello statunitense. Alcune fonti riportano…















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