I divieti “imbecilli” della Lorenzin, la solita ministra riscaldata

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di CLAUDIO ROMITI Non voglio giudicare l’incredibile proposta della ministra Lorenzin sul fumo passivo su un piano ideologico (sarebbe come sparare sulla croce rossa il sottolineare l’aspetto insopportabilmente proibizionista di questa sedicente liberale), mi limiterò a cercare di mettere in evidenza la totale mancanza di senso della italica realtà che ciò esprime, ovviamente al netto del tasso di  demagogia che simili personaggi utilizzano a piene mani. Ora, l’ideona dell’attuale titolare del dicastero della salute si basa sull’esigenza nobile di preservare i minori e le donne incinte dai danni del citato fumo passivo. Ergo, vietiamo di fumare pure all’interno delle autovetture in presenza di questi soggetti. Per sopramercato, anche gli spazi aperti delle scuole dovrebbero essere considerati no-limits per sigari e sigarette, sempre  partendo dal presupposto di salvaguardare paternalisticamente scolari e studenti. Ma concentriamoci sul primo divieto elaborato da questo gran cervello del Pdl, quello relativo al fumo nelle automobili. Ebbene, la prima domanda che viene in mente ad uno scettico osservatore come il sottoscritto è…

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