GLI OLOCAUSTI SONO SEMPRE OPERA DEGLI STATI

di LIA MANDELBAUM Al Garifuna Film Festival di Los Angeles, ho visto i film sulle culture indigene e anche il documentario premio Oscar del 1985 Broken Rainbow, diretto da Victoria Mudd, che parla della storia d’ingiustizia nei confronti del popolo dei nativi americani. Il film racconta la lunga marcia dei Navajo, la deportazione del 1864 che tentò di realizzare la pulizia etnica del popolo Navajo ad opera del governo degli Stati Uniti (governo unionista che “ufficialmente” si opponeva allo schiavismo e che ha scatenato la guerra di secessione, ndr). 8 mila Navajo furono costretti con i fucili a camminare per più di 300 miglia dalle loro terre ancestrali nel nord-est dell’Arizona e nel nord-ovest del New Mexico a un campo di internamento a Bosque Redondo, che era un tratto desolato sul fiume Pecos nella parte orientale del New Mexico. Molti morirono lungo la strada. Dal 1863 al 1868 l’esercito statunitense perseguì e imprigionò 9 mila e 500 Navajo (Dĭnë) e 500 Apache mescalero (N’de). Vivendo…

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