di PAOLO L. BERNARDINI Vi sono numerosi motivi per ripensare alla figura di Milton Friedman. Due sono le ricorrenze, nel 2016. La prima, i dieci anni dalla morte. La seconda, i quaranta anni dal Premio Nobel. E si potrebbe aggiungere, magari, i cinquanta anni dalla pubblicazione degli Essays in Positive Economics (Chicago, University of Chicago Press, 1966). In un contesto liberale, certamente, occorre ricordare quanto Rothbard criticasse Friedman, ritenendolo, parzialmente a ragione, non un liberale, ma uno statalista. In una celebre intervista del 1971, Rothbard infatti attaccò Friedman, cinque anni prima del conferimento del Premio Nobel (l’unico liberale classico autentico che lo vinse fu forse Hayek, anch’egli non immune da critiche da parte libertaria, nel 1992. Le parole che Rothbard riservò a Friedman sono state, in un certo modo, il suo epitaffio nel mondo libertario: “Penso che sia inoltre molto chiaro che non bisogna essere un esperto dei testi di Friedman per rendersi conto che Milton è per il controllo assoluto della riserva monetaria da…















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