Quando il “razzismo” è solo lo strumento per negare le opinioni

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di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI Uno dei preziosi regali che ci ha fatto il pensiero meridional-marxista, è stato quello di cambiare il significato delle parole in funzione dell'utilità temporale-locale. Pietra miliare di questo cambiamento è stato il termine “vicecampione”, affibbiato a uno che avendo perso il primato, gli è stato affibbiato un titolo che lo assomigli al vincitore. In realtà il vice-campione non diventa campione neanche se il vincitore viene ammazzato. Il vice campione rimane un perdente! Con tutti gli onori che gli spettano, ma pur sempre perdente. La seconda parola di cui è stato cambiato il significato è razzismo. Un tempo, quando “ Berta filava" era razzista (secondo tutti i vocabolari) non solo chi riconosceva diversità anche profonde tra le varie specie umane, ma che, e questo è il fatto gravissimo, affermava che una specie ritenuta superiore ad un'altra avesse il diritto di dominarla con qualsiasi mezzo. Così come si sono sempre comportati i
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