Secessione, la via migliore per costruire l’Europa dei popoli

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di ENZO TRENTIN Non vi sono distinzioni universalmente accolte tra i concetti di rivoluzione, secessione e disobbedienza civile. In particolare, l’espressione «disobbedienza civile» riceve definizioni più o meno generiche a seconda dei vari autori. A differenza del rivoluzionario, l’obiettivo principale del secessionista non è quello di rovesciare il governo vigente, né quello di conseguire radicali riforme economiche o socio-politiche o costituzionali all’interno dello Stato esistente. Per cui c’è da rimanere perplessi di fronte ad alcuni partiti sedicenti indipendentisti che concorrono alle elezioni politico-amministrative del paese che desiderano abbandonare. Il secessionista vuole invece restringere la giurisdizione dello Stato in questione in modo che non includa il gruppo cui egli appartiene e il territorio occupato dal gruppo. La differenza essenziale tra secessione e rivoluzione è data dal fatto che una secessione ben condotta, volendo unicamente restringere il potere dello Stato e non distruggerlo, per attuarsi non richiede – così come invece richiede la rivoluzione – il rovesciamento di esso (pur non essendo escluso che ciò possa verificarsi…

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