UBERPOP, LA CONCORRENZA È BELLA SOLO SE RIGUARDA GLI ALTRI

TAXIdi MATTEO CORSINI

Il tribunale di Milano ha deciso la sospensione di UberPop, confermando la decisione del giudice delle imprese che un mese fa aveva disposto la sospensiva cautelare a seguito di un ricorso avanzato da cooperative di taxisti.  Tra le altre cose, il tribunale ha affermato che “nel suo complesso il sistema dei prezzi di UberPop non ha regole predeterminate e trasparenti, e non va a vantaggio dei consumatori”.

La cosa appare alquanto bizzarra, perché si suppone che i consumatori non siano tutti quanti incapaci di intendere e di volere; quindi se volontariamente pagano per usufruire di un servizio è evidente che il prezzo richiesto per quel servizio è ritenuto inferiore al valore che essi stessi gli attribuiscono.

D’altra parte, qualora il sistema dei prezzi di UberPop non andasse a vantaggio dei consumatori, nulla vieterebbe a questi ultimi di rivolgersi ai taxi “tradizionali”. E qualcosa mi fa supporre che se effettivamente UberPop non fosse ritenuto conveniente dai consumatori, non avrebbe successo, né, quindi, avrebbe provocato le proteste dei taxisti. Proteste che possono anche essere comprensibili, ma che, a mio parere, si rivolgono contro l’obiettivo sbagliato. Lo svantaggio competitivo dei taxisti nei confronti di UberPop è dato dalla regolamentazione, la cui utilità è evidentemente ritenuta dubbia da tutti coloro che ogni giorno si rivolgono a UberPop spostarsi.

Il fatto poi che una licenza per fare il taxista passi di mano a caro prezzo è dovuto non già al valore che i consumatori attribuiscono al servizio taxi, bensì alle barriere all’entrata poste dalle regolamentazioni pubbliche, che generano una rendita oligopolistica.

UberPop vanifica quelle barriere all’entrata e questo, checché ne dica il tribunale di Milano, evidentemente è ritenuto vantaggioso da una quantità crescente di consumatori. Ovviamente i taxisti ritengono di trovarsi azzoppati nella competizione con UberPop, ma la richiesta di eliminare questo concorrente considerato a sproposito sleale è la classica invocazione protezionista tipica di ogni corporazione.

La soluzione consiste nel rimuovere le barriere all’entrata e lasciare che domanda e offerta stabiliscano liberamente gli standard del servizio di trasporto di persone, evitando di imporre regole che generino vantaggi o svantaggi per questo o quel concorrente.

Resterebbe la questione delle licenze: i taxisti di lungo corso contano sulla monetizzazione al momento di cessare l’attività, mentre i nuovi entrati impiegano anni ad ammortizzare il costo. Il loro valore andrebbe a zero, azzerandosi la rendita oligopolistica per la quale sono pagate. Non è una questione banale, ovviamente, e immagino che da più parti verrebbero avanzate proposte/richieste di indennizzi.

Occorre però considerare che tutti coloro che operano in settori non protetti sono esposti continuamente al rischio di fallire per via dell’arrivo di un nuovo concorrente e restano anch’essi esposti al rischio che variazioni legislative (peraltro solitamente restrittive della libertà di impresa) danneggino la loro attività, senza ricevere alcun indennizzo.

Allo stato attuale, quindi, sarebbe condivisibile una richiesta tesa a eliminare i vincoli regolamentari che penalizzano i taxisti rispetto a UberPop.  Ma, credo non a caso, i taxisti non chiedono questo, bensì di eliminare il concorrente. La concorrenza è bella, ma sempre se riguarda gli altri.

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