VUOLE COMPRARE? FAVORISCA IL PASSAPORTO

di MATTEO CORSINI

Intervistato dal Sole 24 Ore, Alberto Bombassei, fondatore e presidente di Brembo, si è detto favorevole alla difesa dell’italianità del controllo sulle società quotate mediante l’estensione del golden power in capo al governo. Bombassei ritiene “giusto che oggi non sia possibile, per un investitore non italiano e non europeo, venire da noi e comprare a prezzi di saldo le nostre aziende strategiche e i nostri gioiellini. In questo momento è meglio l’eccesso regolamentare che non la vendita scriteriata. Siamo sempre il secondo Paese manifatturiero d’Europa. La nostra struttura industriale va tutelata.”

Ho sempre trovato contraddittorio l’atteggiamento di chi è favorevole agli scambi internazionali (Brembo fornisce sistemi frenanti alle principali case automobilistiche tedesche, per esempio) tranne quando soggetti stranieri decidono di investire nell’acquisto di partecipazioni del controllo nel capitale di società italiane.

Chiedere un intervento del governo per dire, parafrasando Orwell nella “Fattoria degli animali” che tutti gli investitori sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri, in omaggio al principio postulato da Enrico Cuccia in base al quale “le azioni si pesano, non si contano”, a me pare inaccettabile per chi si dice anche solo moderatamente favorevole all’economia di mercato.

Se si tratta di gioielli, esiste sempre la possibilità, da parte di investitori domestici, di comprare quelle stesse società. In fin dei conti non si va ripetendo che la ricchezza finanziaria degli italiani ammonta a 4mila miliardi, di cui oltre un quarto giacente sui conti correnti?

Per di più, lo stesso Bombassei e i suoi familiari, evidentemente ritenendo opportuno mantenere il controllo di Brembo, possiedono tramite una Srl il 53,5% della società, pur quotata su Borsa Italiana. Quello è il modo migliore per non correre il rischio che investitori stranieri vengano a “comprare a prezzi di saldo le nostre aziende strategiche e i nostri gioiellini”.

Non è obbligatorio quotare le società in borsa, men che meno collocare una quota maggioritaria. Se lo si fa, però, non ci si deve poi lamentare del fatto che gli investitori non abbiano il passaporto giusto.

Chiedere la protezione del governo per impedire l’acquisizione del controllo da parte di investitori esteri potrebbe essere tra l’altro una vittoria di Pirro. Non la prima per un Paese terribilmente allergico al mercato. Né l’ultima, temo.

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