La disciplina della solitudine del libertario

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di ARTURO DOILO In un mondo dove la democrazia è celebrata come baluardo contro la tirannia, il libertario rimane un paria intellettuale. Come recitano le parole di Giovanni Birindelli, "il libertario è intellettualmente solo per definizione". Mentre la folla acclama lo stato come soluzione ai mali economici, lui lo denuncia come loro origine. La democrazia? Non l'opposto della tirannia, ma il suo strumento più subdolo, un'illusione di scelta che maschera il saccheggio collettivo. Le elezioni? Una farsa che onora la superstizione sulla scienza, il declino sulla prosperità, il male sul bene. E in questa solitudine, il libertario non piange miseria: la coltiva come disciplina, un'arma affilata contro l'iperconnessione che ci vuole gregari e ubbidienti. Leggendo, invece, "La disciplina della solitudine" sul blog Panoplia Prophetica – una traduzione illuminante di un testo che denuncia la "povertà di solitudine" della nostra epoca – mi colpisce come questa riflessione si
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