Novant’anni di corporativismo argentino e 3 presidenti che fallirono le riforme

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di ARTURO DOILO Secondo l’analisi degli economisti Ramiro Castiñeira (argentino) e Paolo Rizzo (italiano), Javier Milei rappresenta il quarto grande tentativo dell’Argentina di smontare il modello economico corporativo e chiuso che domina il Paese dal 1930. Un modello che, come una "matrioska" fatta di crisi, ha generato prima lo statalismo classico e poi, nelle ultime due decadi, il "Socialismo del XXI secolo" di impronta kirchnerista. Il problema, sostengono però gli autori, è che dietro il kirchnerismo riemerge sempre la struttura più profonda (deep state): un capitalismo di relazione, fondato su economia diretta, protezionismo e privilegi distribuiti politicamente, lo schema definito col nome di "Estado Presente". Dopo il colpo di Stato del 1930, l’Argentina abbandonò progressivamente le idee liberali e il commercio internazionale, puntando su una crescita alimentata da spesa pubblica ed emissione monetaria. Il risultato è stato un secolo di inflazione strutturale
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