Walter Block e una riflessione più ampia sul rapporto tra principi e realtà politica

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di ARTURO DOILO

In un recente intervento pubblicato sulla sua newsletter personale, Walter Block prende le difese di Donald Trump contro una delle accuse più ricorrenti mossegli dalla stampa americana: quella di essere incoerente, imprevedibile e incline a modificare continuamente le proprie posizioni politiche. Per l’economista libertario, allievo di Murray Rothbard e fra i più noti esponenti della Scuola Austriaca contemporanea, tale critica non soltanto è infondata, ma rivela una profonda incomprensione del modo in cui dovrebbe operare un leader politico razionale.

Block costruisce il proprio ragionamento attorno a una frase tradizionalmente attribuita a John Maynard Keynes: «Quando i fatti cambiano, io cambio idea. Lei cosa fa, signore?». Sebbene vi siano dubbi sull’effettiva paternità della citazione, essa rappresenta il fulcro dell’argomentazione dell’autore. A suo giudizio, Trump non dovrebbe essere criticato per aver modificato alcune delle sue posizioni, ma semmai lodato per aver saputo adeguare le proprie decisioni a circostanze mutate.

L’articolo prende le mosse dalle numerose accuse rivolte al presidente statunitense da parte di importanti organi di stampa. Quotidiani quali il Wall Street Journal, il New York Times e il Washington Post hanno più volte sottolineato come Trump abbia assunto atteggiamenti apparentemente contraddittori in politica estera, passando da dichiarazioni fortemente contrarie agli interventi militari americani a posizioni assai più aggressive nei confronti dell’Iran. Alcuni commentatori sono arrivati perfino a definirlo «squilibrato» o «pazzo».

Walter Block respinge nettamente questa interpretazione. Secondo lui, la questione essenziale consiste nel comprendere se le informazioni disponibili al momento di prendere una decisione siano rimaste immutate oppure siano cambiate in maniera significativa.

Nel caso iraniano, Block sostiene che Trump aveva inizialmente espresso una posizione favorevole a evitare un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nei conflitti mediorientali. Tuttavia, nuove informazioni, l’evoluzione degli eventi o la scoperta di ulteriori elementi strategici potrebbero aver legittimamente modificato la sua valutazione della situazione. In quest’ottica, cambiare posizione non rappresenterebbe una debolezza, bensì una manifestazione di pragmatismo politico.

L’economista libertario affronta poi una questione che, per certi versi, appare più sorprendente: i dazi doganali.

Walter Block è da sempre un convinto sostenitore del libero scambio e non esita a ribadire che, dal punto di vista economico, i dazi costituiscono una forma di mercantilismo priva di solide basi teoriche. Richiama esplicitamente le argomentazioni di Adam Smith e osserva come vi siano pochissimi temi sui quali la professione economica sia tanto concorde quanto nel giudizio negativo sulle tariffe protezionistiche. Gli Stati Uniti, ricorda Block, sono diventati una delle economie più prospere della storia anche grazie all’esistenza di un vastissimo mercato interno libero da barriere commerciali. Se i dazi producessero realmente ricchezza, osserva provocatoriamente, allora ciascuno Stato americano dovrebbe imporre tariffe agli altri quarantanove, con effetti palesemente assurdi.

Pur mantenendo questa critica teorica alle politiche protezionistiche, Block distingue però tra il giudizio economico e quello politico. Egli ritiene infatti che un leader possa essere costretto ad adattare le proprie scelte alle condizioni concrete, senza che ciò implichi necessariamente incoerenza o perdita di credibilità.

Il bersaglio polemico principale dell’articolo resta comunque la stampa progressista americana. Secondo Block, gran parte delle critiche rivolte a Trump derivano da una pregiudiziale ideologica: qualsiasi mutamento di posizione del presidente viene interpretato come prova della sua incapacità di governare, mentre analoghi cambiamenti compiuti da altri leader vengono spesso descritti come esempi di pragmatismo o capacità di apprendimento. In definitiva, il contributo di Walter Block può essere letto come una riflessione più ampia sul rapporto tra principi e realtà politica. L’autore non sostiene che ogni cambiamento di opinione sia automaticamente virtuoso, né che Trump abbia sempre ragione. Difende però l’idea che l’intelligenza politica consista anche nella disponibilità a correggere le proprie convinzioni alla luce di nuove informazioni.

In un’epoca caratterizzata da polarizzazione ideologica e appartenenze quasi tribali, Block invita implicitamente a recuperare un atteggiamento più razionale e meno dogmatico. Un uomo politico incapace di modificare le proprie valutazioni di fronte all’evidenza rischia infatti di trasformare la coerenza in ostinazione. E, come suggerisce la celebre massima keynesiana richiamata dall’economista libertario, il vero problema non è cambiare idea quando cambiano i fatti, ma perseverare nell’errore per timore di apparire incoerenti.

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