Milei ha superato Thatcher: non è uno slogan, ma un confronto storico

Da leggere

di ARTURO DOILO

Per oltre quarant’anni Margaret Thatcher è stata considerata il punto di riferimento mondiale delle politiche liberali. La “Lady di Ferro” ha sfidato sindacati, inflazione, imprese pubbliche inefficienti e uno Stato sempre più invasivo, imprimendo una svolta decisiva all’economia britannica. I risultati deei suoi due governi sono ormai parte della storia economica contemporanea: l’aliquota massima dell’imposta sul reddito fu ridotta dall’83% al 40%, quella ordinaria dal 33% al 25%; l’inflazione, dopo aver raggiunto il 21,9% nel 1980, scese fino al 2,4% nel 1986; i giorni di lavoro persi per scioperi crollarono da 29,5 milioni nel 1979 a 1,9 milioni nel 1990; il salario reale medio aumentò di circa un terzo.

Sono numeri che spiegano perché il thatcherismo abbia rappresentato una svolta epocale, rispetto alle politiche socialiste alla Attlee, che porto la Gran Bretagna nell’abisso. Eppure, a distanza di oltre quarant’anni, un altro leader ha riscritto i limiti, anche temporali, di ciò che un governo orientato al mercato può realizzare: Javier Milei. Lo storico britannico Niall Ferguson, certamente non incline agli entusiasmi ideologici, dopo aver visitato l’Argentina, oltre un anno fa, ha formulato un giudizio destinato a entrare nel dibattito storico: «Il mondo non ha mai visto un governo più radicalmente libertario di quello di Milei». Una valutazione che non nasce dalla retorica politica, bensì dall’osservazione dell’ampiezza e della velocità delle riforme avviate dall’amministrazione argentina.

Il paragone con Thatcher diventa allora inevitabile. La premier britannica operò all’interno di uno Stato occidentale relativamente stabile, con istituzioni consolidate e un’economia sviluppata. Milei, al contrario, ha ereditato un Paese devastato da decenni di populismo fiscale, inflazione a tre cifre, controllo dei prezzi, deficit cronici, emissione monetaria incontrollata e un apparato pubblico divenuto il principale motore della crisi economica. È proprio questo contesto che rende la portata delle sue riforme difficilmente comparabile.

Nei primi due anni di governo l’Argentina ha registrato un riequilibrio dei conti pubblici ottenuto principalmente attraverso una drastica riduzione della spesa, una forte discesa dell’inflazione rispetto ai livelli iniziali, l’avvio di un vasto processo di deregolamentazione e liberalizzazione e un ridimensionamento senza precedenti del ruolo dello Stato nell’economia, la pace nelle strade, dove i sindacati erano abituati a occupare e manifestare. Parallelamente sono stati eliminati o modificati migliaia di vincoli burocratici e controlli amministrativi che ostacolavano investimenti, commercio e attività produttive.

Ma la differenza più profonda rispetto alla Thatcher non riguarda soltanto i numeri. Il thatcherismo rimase sostanzialmente una politica di mercato all’interno dello Stato sociale. Lo Stato britannico continuò a mantenere una dimensione molto ampia, la spesa pubblica rimase elevata, ed aumentò, e numerosi pilastri del welfare non furono messi in discussione.

Milei, invece, ha posto in discussione il paradigma stesso dello Stato interventista. La sua agenda non consiste semplicemente nel “gestire meglio” l’apparato pubblico, ma riducendolo sistematicamente, trasferendo funzioni, risorse e responsabilità alla società civile e al mercato. Il suo obiettivo dichiarato è limitare il potere dello Stato e restituire spazio alla cooperazione volontaria tra individui. È qui che emerge la distinzione tra il liberale e il libertario dichiarato.

Thatcher fu soprattutto una grande riformatrice liberale e liberista. Difese il mercato, privatizzò imprese pubbliche, contenne il potere sindacale e ridusse la pressione fiscale. Tuttavia non mise mai in discussione il ruolo dello Stato come architrave della società britannica. Milei, al contrario, ha abbracciato la tradizione Austrio-libertaria  dell’anarcocapitalismo. Il suo riferimento teorico – tra i tanti che cita – è Murray Newton Rothbard, che gli ha cambiato la vita, professionale intellettuale. La sua critica investe non soltanto l’eccesso di spesa pubblica, ma l’idea stessa che lo Stato debba dirigere la vita altrui, pianificandola.

Questo spiega perché Ferguson abbia parlato del governo «più radicalmente libertario» mai visto. Naturalmente, la storia richiederà tempo per formulare un giudizio definitivo sull’esperienza argentina, che ad oggi (almeno fino alle prossime elezioni del 2027) va considerato un esperimento, incredibile, ma un esperimento in corso. Gli effetti di lungo periodo delle riforme potranno essere valutati soltanto negli anni a venire. Tuttavia, se il criterio di confronto è l’intensità delle riforme, la rapidità della loro attuazione, la profondità della riduzione dell’intervento pubblico e la coerenza con i principi del libero mercato, il confronto con Margaret Thatcher sembra ormai aver cambiato prospettiva.

Per decenni la Lady di Ferro è stata il simbolo del liberalismo applicato al governo. Oggi, per molti osservatori, Javier Milei rappresenta qualcosa di diverso: non un semplice erede del thatcherismo, ma il tentativo di spingersi molto oltre, trasformando in programma di governo ciò che per decenni era rimasto confinato nei libri degli economisti della tradizione libertaria. Al netto della questione Malvinas e dei mondiali di calcio…

Correlati

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Articoli recenti