di LEONARDO FACCO
Adoro ascoltare le intemerate social del professor Antonini de Jimenez, personaggio grande interesse e mai banale. C’è una sua frase che vale più di molti trattati sulla libertà e fa riflettere: «Un uomo libero non ha amici: ha seguaci e nemici». Non perché la libertà condanni alla solitudine, spiega, ma perché l’uomo veramente libero smette di vivere cercando l’approvazione degli altri. Non ha bisogno di essere rassicurato dal gruppo, né di adeguarsi alla maggioranza. Sceglie una strada e accetta il rischio che qualcuno lo segua e qualcun altro lo combatta.
Ma il professore va oltre, lo fa sempre. L’uomo libero, sostiene, “non cerca semplicemente un lavoro: crea il proprio lavoro; non accumula titoli, accumula cicatrici; non promette con la bocca, firma contratti con la mano”. E soprattutto non conosce il «non posso». Conosce semmai il «voglio diventare la persona a cui aspiro». È questa, forse, la differenza fondamentale tra libertà e semplice emancipazione psicologica. E qui esce con forza una delle dicotomie che Antonini sottolinea in continuazione, quella fra parassita pubblico e impresario. Il dipendente – afferma – aspetta che qualcuno gli dica cosa fare; l’uomo libero si assume la responsabilità di decidere. Il primo cerca garanzie (come se comprasse un tostapane, per dirla con Clint Eastwood), il secondo accetta l’incertezza. Il primo teme l’errore, il secondo sa che anche l’errore (il fallimento) è una forma di capitale: costa, insegna e rende più capaci.
Antonini offre un esempio folgorante e iperbolico per spiegare questo concetto: «Non posso muovere la Torre Eiffel con le mie mani». Certo. Ma chi ha detto che debba farlo con le mani? Posso diventare imprenditore, procurarmi una gru e realizzare ciò che prima sembrava impossibile. È una piccola lezione di economia e, insieme, una grande lezione di libertà: l’uomo libero non pretende di avere poteri illimitati; impara a combinare strumenti, competenze, capitale e collaborazione per ampliare continuamente ciò che è capace di fare.
Henry David Thoreau lo aveva intuito in altro modo: «L’uomo è ricco in proporzione al numero di cose che può permettersi di lasciare stare». La libertà non consiste dunque nell’avere tutto, ma nel non essere schiavi di ciò che gli altri pretendono da noi. E Ludwig von Mises aggiungeva una verità ancora più concreta: «La libertà è sempre libertà di scegliere tra diverse possibilità». Non esiste libertà senza scelta e non esiste scelta senza responsabilità.
Per questo Antonini ci ricorda che l’uomo libero non domanda «Chi mi darà un’opportunità?». Domanda semmai «Quale opportunità posso creare»? E quando qualcuno gli risponde «Non puoi», non perde tempo a discutere. Cerca una gru!

