di GILBERTO ONETO
Se voleva essere un’operazione di rinnovamento e trasparenza, ha decisamente cannato l’obiettivo. Il Regolamento per il Congresso che il Consiglio Federale della Lega ha approvato lo scorso 23 novembre è un capolavoro di tartufaggine, roba da “pagliette” partenopee. Si è partiti dicendo che il nuovo Segretario avrebbe dovuto essere espressione della volontà della base e per questo si è concesso a tutti i militanti con una congrua anzianità di candidarsi. La prima inchiappettata l’ha subita Pini con l’esclusione per vizio di forma, una formula ben poco padana. Oggi i cinque candidati superstiti si devono cercare le firme di almeno mille soci ordinari, non facendosele dare per strada, nei comizi o bussando alle loro porte ma pregandoli di andare alla più vicina sede provinciale, come fosse un rogito notarile. La trafila kafkiana - descritta benissimo da Ruggeri su questo giornale - è stata giustificata con la volontà di evitare il trucco delle
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