di FIORENZO PIEROBON
Lucio Chiavegato, da quando ha fondato la sua associazione, ha una sola idea in testa: riuscire a trovare la quadra per unire tutte le sigle politiche che caratterizzano l'indipendentismo veneto. Per ora, è nato il cartello elettorale "Noi Veneto Indipendente", che riunisce 6/7 gruppi. Alessio Morosin va per la sua strada e, in attesa delle Regionali prossime, insiste col dire che va fatto il referendum subito, il che è assai improbabile. Gianluca Busato, caduta la cortina fumogena sul plebiscito digitale farsesco, ha messo in campo l'ennesimo partito indipendentista. Tutti si danno da fare, organizzano convegni e riunioni in tutta la regione. Han tentato di trovare la quadra tra di loro qualche mese fa (impossibile, visto che erano già stati insieme in Veneto Stato e hanno dato vita a scissioni a catena), sedendosi attorno a un tavolo in quel di Castelbrando, ma è stato un nulla di fatto.
Che ne sarà dell'indipendentismo veneto in vista dell
Tra Pd e Pdl, ovvero tra i partiti della ‘politica e affari’ in veneto è una bella lotta. Non intendo fare qui il profeta, ma dato che ricandideranno una bella maggioranza dei candidati uscenti, sarà facile rivedere la stessa situazione dell’Emilia Romagna. Chi guiderà la regione sarà sempre una minoranza. E dato per scontato che i movimenti indipendentisti (per colpa loro) si e no arriveranno a conseguire quello zerovirgola necessario a ad eleggere i rispettivi ‘capobastone’, si renderanno perfino responsabili di aver ‘ucciso’ l’ideale indipendentista. Con tanti saluti a tutti coloro che in questi anni hanno veramente lottato per l’indipendenza. Proprio per rispetto di questi, mai andrò a votare una accozzaglia di incapaci totali, e tanto meno, voterei per coloro che si ripresentano.
caro Fabrizio, come darti torto…
Predichiamo da anni che i Partiti – compresi quelli indipendentisti – sono il tumore.
Abbiamo tu ed io indicato un percorso, lo abbiamo applicato vincendo, ma abbiamo commesso un “errore”… nel nostro progetto non c’e’ bisogno alcuno di Partiti e soprattutto di capibastone e primedonne; ecco perché non e’ stato preso in considerazione dai vari gruppi e partiti indipendentisti.
Non resta che una via, dolorosa, che fa paura ma che nulla ha a che fare con partiti, elezioni, vie internazionali, etc….. E non sara’ né pacifica né tantomeno legale.
Analisi precisa e puntuale, per quanto mi riguarda questo è l’ultimo treno, è dal 2010 e cioè dalla scissione dell’ormai tristemente famoso, Hotel Viest teatro di quell’inizio o meglio fine di un sogno chiamato indipendentismo… Busato Pizzati e Morosin hanno dimostrato in quel frangente la loro “fragilità” di statisti, incapaci come sono stati di accettare un verdetto apparentemente a loro sfavore, preferendo all’unità vie di tipo personalistico che li hanno portati singolarmente al NULLA! Ora l’ULTIMA occasione NVI è l’ultimo tentativo di ritornare a quel progetto VINCENTE di fronte a un classe politica che ha perduto completamente la fiducia da parte del popolo, Salvini sta raccogliendo un effimero successo che paradossalmente sarà la causa della distruzione definitiva di quello che si chiama Lega, sognando un leadership a destra improbabile quanto irraggiungibile per evidenti limiti e capacità di analisi politica, vendendo di fatto fumo a italioti sempre più disperati e alla ricerca di un leader che certamente non sarà il padano. Questo è un momento STORICO irripetibile e NOI anziché approfittarne cosa facciamo? LITIGHIAMO… evidentemente ci meritiamo tutta la merda che ci pioverà addosso, chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Analisi impietosa, fredda, se si vuole, ma lucida, precisa, incontestabile… Solo spersonalizzandosi, e gettando ogni ambizione personale e ogni calcolo utilitaristico nella fornace dell’interesse comune (veneto), si può pervenire a certi successi indipendentisti. Priorità assoluta: delenda est Italia! E’ in questa pre-necessità, ne sono profondamente convinto, la chiave per iniziare con decisione e fermezza il processo di rivendicazione dell’indipendenza del Veneto.
Forse non sarebbe male porre in seconda linea le varie sigle e riconoscersi tutti in un movimento cui dare il nome inequivocabile di “VENETO” (è quello che sto cercando di fare anche in Toscana: rivendicare l’indipendenza della Toscana dando vita al movimento “TOSCANA”, sic et simpliciter, senza nessun’ aggettivazione o riferimento).
E abbandonerei anche il termine secessione, per concentrare ogni sforzo su rivendicazione, poiché invero si tratta, per il Veneto come per la Toscana, di rivendicare un’indipendenza perduta grazie all’invenzione di uno Stato italiano del tutto artificiosa, pilotata da interessi anglosassoni in odio e a detrimento dell’impero asburgico e che coinvolse anche il Regno Borbonico… Ma questo è un altro discorso, peraltro affatto trascurabile.
VIVA SAN MARCO!