di ETTORE BEGGIATO
La chiesa di Sant’Antonin, nel sestiere di Castello, è stata aperta al pubblico dopo un lungo restauro; qui si possono ammirare alcune opere di Jacopo Palma il Giovane (1544-1628), e attualmente ospita, in occasione della cinquantacinquesima Biennale di Venezia, l’opera di Ai Weiwei, artista cinese nato a Pechino nel 1957. E’ sicuramente il padiglione che più mi ha colpito, nel quale l’artista riproduce la vita del carcere; Ai Weiwei attivista per i diritti umani è stato infatti incarcerato dalle autorità cinesi per quasi tre mesi a metà 2011.
L’opera consiste in sei grandi scatole, sei angoscianti parallelepipedi di ferro con una piccola finestrella che invita a guardare dentro, un po’ come quella che vediamo nei film ambientati nelle carceri ed è intitolata S.A.C.R.E.D. (Super, Accusers, Cleansing, Ritual, Entropy, Doubt).
A me è venito subito in mente il contesto che ho vissuto in prima persona quando andavo a trovare i “nostr
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