BOLZANO, ORA LA LEGA NORD FA DA GARANTE DELL’ITALIANITÀ

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Tirolo1di GILBERTO ONETO

Che cosa possiamo dedurre dai recenti risultati elettorali in Tirolo e Valdaosta?  Vanno fatte considerazioni relative alla specialità dei casi (Regioni autonome, anzi le due Regioni più autonome,  e davvero autonome) e considerazioni di carattere più generale, soprattutto in relazione del ruolo della Lega.

La prima questione è legata a una domanda che da sempre gli autonomisti veri si fanno: cosa ci fa la Lega ad Aosta e soprattutto a Bolzano? Perché un partito che si dice autonomista si deve presentare in posti che autonomisti lo sono da sempre? La presenza potrebbe essere giustificata solo da una richiesta di maggiore autonomia, di applicazione del principio di autodeterminazione e sulla base di un disegno di distacco dalla Repubblica italiana. Sono cose che fanno già gli indipendentisti locali, ma perché allora non si allea con loro invece che frequentare i peggiori spurghi italianisti? Per Aosta e Trento si può anche ipotizzare una partecipazione (subordinata alla volontà popolare) al progetto padanista (Articolo 1 dello Statuto), ma per Bolzano questo è da escludere categoricamente, per mille ragioni, non ultime quelle – fondamentali per ogni indipendentista – collegate alla valenza simbolica dell’autonomismo sud-tirolese. La Lega a Bolzano può solo avere un ruolo di appoggio della comunità di lingua italiana alla lotta di liberazione della comune Heimat tirolese. Ogni altra presenza non può che assumere l’equivoco aspetto di un’affermazione del nazionalismo italiano. Non è stato “elegante” vedere Salvini con una felpa con la scritta Bolzano (che avrebbe dovuto essere Bozen o – al più – Bulsan), ma è stato addirittura terrificante vedere tricolori al suo comizio.

Tirolo6Tutto questo a cosa ha portato? La Lega è aumentata strappando votanti a Forza Italia,  non certo  convertiti all’autonomismo, presentandosi come garante di italianità. Ignobile!

I risultati consegnano anche un quadro frastagliato e confuso che supera le divisioni destra-sinistra ma che mostra uno sciagurato sfrangiamento delle forze autonomiste, in crescita ma anche in totale stato di confusione. Come fanno certi autonomisti ad allearsi con Renzi che vuole l’eliminazione delle Regioni a Statuto speciale?

Tutto questo è anche il risultato del ruolo ambiguo del Carroccio che, invece di diventare elemento di coagulo di tutti gli autonomisti o di cercare un coordinamento operativo, è riuscito a inimicarsi gli autonomisti “storici” spingendoli fra le braccia di alleati infidi e liberticidi.  In quest’ottica si pone il rinnovato sodalizio con Berlusconi, neppure più giustificato da aspirazioni “numeriche”, vista la caduta libera dei consensi del tricoloruto partito cosca-famiglia-bottega. Berlusconi era sceso in campo (anche) per annientare la Lega e c’era quasi riuscito. Perché oggi correre in soccorso al suo capezzale rischiando un ulteriore contagio? Eppure lo ha fatto in Veneto, dove non c’era bisogno degli eredi di Galan, e in Liguria, dove si è buttata via un’occasione accettando un candidato che – se fosse visibile – sarebbe impresentabile.

Non sarebbe invece il caso che la dirigenza leghista si fermi un attimo a ragionare sulla situazione e sulle prospettive dell’autonomismo?  Il momento potrebbe essere cruciale: l’invasione, la crisi economica, i sommovimenti europei, il risveglio dell’autonomismo, il collasso degli Stati nazionali, un insieme impressionante di stravolgimenti costituiscono un problema unico ma anche un’occasione irripetibile nella quale c’è bisogno di un forte movimento autonomista e non di un partitino di destra.

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