Caputo: «Per la prima volta l’Argentina riduce il debito consolidato»!

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di ARTURO DOILO

Uno dei temi più ricorrenti nel dibattito economico argentino riguarda il debito pubblico. Per decenni, infatti, ogni cambio di governo è stato accompagnato da nuove emissioni monetarie, deficit crescenti e continui programmi di rifinanziamento che hanno finito per aggravare la fragilità finanziaria del Paese. Nel corso di un recente intervento pubblico, il ministro dell’Economia Luis “Toto” Caputo ha voluto affrontare direttamente la questione, sostenendo che il governo di Javier Milei rappresenti una discontinuità storica rispetto alle amministrazioni precedenti.

Secondo Caputo, una parte della polemica politica nasce da un uso volutamente ambiguo della terminologia finanziaria. Durante gli anni dei governi kirchneristi, ha ricordato il ministro, si celebrava abitualmente il cosiddetto «finanziamento netto positivo», vale a dire l’emissione di nuovo debito destinata ad aumentare le disponibilità dello Stato. Oggi, invece, l’attuale esecutivo si limita prevalentemente a operazioni di rifinanziamento, ovvero alla sostituzione di debiti esistenti con nuove emissioni equivalenti, senza incrementare l’esposizione complessiva. Tuttavia, gli oppositori continuano a parlare genericamente di «nuovo debito», generando, secondo Caputo, una rappresentazione distorta della realtà.

Il ministro sostiene che i dati raccontino una storia diversa. La consistenza complessiva del debito pubblico argentino sarebbe infatti diminuita sensibilmente durante l’attuale amministrazione. Ancora più significativa sarebbe la riduzione del debito detenuto dal settore privato e dagli organismi multilaterali, che oggi si attesterebbe intorno al 39% del prodotto interno lordo, un livello notevolmente inferiore rispetto agli anni precedenti.

Ma il dato che Caputo considera maggiormente emblematico riguarda il cosiddetto debito consolidato. Nella sua ricostruzione storica, il primo governo di Cristina Fernández de Kirchner avrebbe aumentato il debito di circa 144 miliardi di dollari. L’amministrazione guidata da Mauricio Macri lo avrebbe incrementato di altri 60 miliardi. Durante la presidenza di Alberto Fernández, l’aumento sarebbe stato addirittura pari a 177 miliardi di dollari.

L’attuale governo, al contrario, avrebbe registrato una diminuzione dell’indebitamento consolidato nell’ordine dei 22 miliardi di dollari. «Sono dati», ha sottolineato Caputo, «non opinioni». Il ministro insiste sul fatto che tali cifre non siano suscettibili di interpretazioni ideologiche, ma costituiscano un elemento oggettivo per valutare il cambio di paradigma economico avvenuto dall’insediamento di Javier Milei.

La riduzione del debito si inserisce nel quadro più ampio della strategia economica del governo libertario, fondata sul perseguimento del pareggio fiscale, sulla drastica compressione della spesa pubblica e sull’eliminazione del finanziamento monetario del deficit. L’obiettivo perseguito dall’esecutivo consiste nel ricostruire gradualmente la credibilità finanziaria dell’Argentina, ridurre il premio per il rischio sovrano e creare le condizioni per un ritorno sostenibile degli investimenti privati.

Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dell’Economia argentino e dalla “Secretaría de Finanzas” nel 2025-2026, il debito consolidato dell’Amministrazione Pubblica Nazionale si collocherebbe grossomodo tra il 50% e il 55% del PIL, mentre il debito effettivamente detenuto da privati e multilaterali è vicino al 39% del PIL, che è proprio il numero richiamato da Caputo. Pertanto, la situazione può essere riassunta così:

Indicatore % PIL (stima 2025-2026)
Debito lordo totale circa 70%
Debito consolidato circa 50-55%
Debito con privati e multilaterali circa 39%

 

Per i sostenitori dell’attuale amministrazione, il fatto che l’Argentina stia riuscendo a contenere il debito senza ricorrere a ristrutturazioni traumatiche, default o nuove emissioni massive rappresenterebbe uno degli indicatori più significativi della trasformazione economica in corso. Per i critici, invece, resta aperto il dibattito sulla sostenibilità sociale di un aggiustamento tanto rapido.

In ogni caso, l’intervento di Caputo evidenzia una delle principali narrazioni su cui il governo Milei intende costruire il proprio consenso: dimostrare che, per la prima volta dopo molti anni, l’Argentina non si limita a gestire l’emergenza finanziaria, ma starebbe effettivamente invertendo la traiettoria storica dell’indebitamento pubblico.

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