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I banchieri centrali non sono degli eroi

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di MATTEO CORSINI

In occasione dell’anniversario decennale dei primi eventi che segnarono l’inizio della crisi – con BNP Paribas che congelò alcuni fondi monetari perché imbottiti di cartolarizzazioni di mutui subprime divenute totalmente illiquide e destinate a crollare nei mesi a venire – si sono moltiplicate le analisi di quanto successo da allora a oggi. Purtroppo anche chi mette in evidenza che le falle furono tamponate, ma che il debito è aumentato – come ha fatto Fabio Pavesi sul Sole 24Ore – omettono a mio parere di individuare le reali cause di quella crisi e di quella che prima o poi inevitabilmente ci sarà.

Il coro pressoché unanime consiste nell’affermare che “non sono stati ripetuti gli errori del 1929” quando la politica monetaria divenne restrittiva esacerbando la crisi. Per inciso, si tratta della lettura di quei fatti fornita da Milton Friedman, che poi divenne mainstream. Ben Bernanke, presidente della Fed dieci anni fa, basò il suo operato proprio sul presupposto che quella di Friedman fosse l’analisi corretta della Grande Depressione.

Letture alternative, come quella di Murray Rothbard in “America’s Great Depression”, non sono neppure state prese in considerazione, se non dai cultori della scuola austriaca di economia. Purtroppo molte ricostruzioni del decennale partono da quanto successe da agosto del 2007 in poi, senza realmente indagare sulle cause all’origine della bolla che iniziò a sgonfiarsi dieci anni fa. Eppure le perplessità che lo stesso Pavesi solleva verso la conclusione del suo articolo dovrebbero fare riflettere: “Oggi con i suoi oltre 200mila miliardi di peso vale quasi tre volte il Pil globale. Liquidità a basso costo, paracaduti di denaro pubblico e mercati in ascesa hanno gonfiato di nuovo la bolla del debito”. La lettura maistream parte sostenendo che governi e banche centrali agirono correttamente. C’è chi lo fa parlando dei banchieri centrali come farebbe lo spettatore di un concerto appena uscito dall’esibizione del suo gruppo preferito, e chi mantiene un po’ più di sobrietà. Pavesi è tra costoro, a onor del vero: “I Governi e le banche centrali hanno dovuto stendere a suon di migliaia di miliardi la loro rete protettiva per salvare le banche e non fare implodere il sistema. Operazione che ha avuto successo. Oggi quella crisi pare lontana e archiviata. Certo così è se si guardano i dati macro-economici e la salute dei mercati finanziari, mai così baldanzosi come negli ultimi anni”.

Alcuni si fermano qui e, anzi, sarebbero favorevoli a stimoli monetari (e fiscali) permanenti. Altri, tra cui Pavesi, individuano i beneficiari principali di tali stimoli: “La ricetta ha funzionato ma ha richiesto la messa in campo di risorse che superano ampiamente i 10mila miliardi di dollari. A beneficiare – e questo è l’aspetto se vogliamo più paradossale ma con una sua logica inoppugnabile – della droga monetaria più imponente della Storia recente, sono stati proprio i mercati finanziari”.

Ancora: Ecco chi ha festeggiato. Il vero beneficiario della crisi è stato il mercato finanziario. Quel mercato da cui si è innescata la crisi. Quella crisi da debito facile è ora rientrata. Ma è proprio il debito a non aver lasciato il campo. Anzi. Negli anni dal 2007 il debito complessivo del mondo (sia pubblico che privato) è solo salito”.

Il mercato non è un’entità a se stante, ma l’insieme degli scambi posti in essere da chi compra e chi vende determinati beni o servizi. Quando una bolla esplode è bene chiedersi in primo luogo cosa l’abbia causata. Non è fuori dalla portata dell’osservatore medio verificare che la politica monetaria accomodante di inizio secolo (unitamente a provvedimenti legislativi che favorivano l’accesso al credito) ha causato l’aumento del credito/debito. Il problema, quindi, non è la (lieve) restrizione monetaria successiva, bensì l’espansione prolungata precedente.

Pavesi conclude così: Finora è andata bene. Ma cosa accadrà quando i tassi non saranno così accomodanti e le banche centrali cominceranno a sgonfiare i loro attivi? Pochi lo sanno. Ma nel cambio di rotta qualcosa potrebbe andare di nuovo storto. La crisi nata dal debito facile ritrova un mondo ancora più indebitato di 10 anni fa”.

A mio parere se si arriva a queste conclusioni si dovrebbe partire mettendo in dubbio che la cosa giusta da fare fosse inondare il mondo di trilioni di moneta fiat per tamponare le conseguenze di una precedente espansione monetaria. Perché la logica e il buon senso dovrebbero rendere evidente che, alla prossima crisi, la quantità di stimolo monetario necessaria a tamponare le falle sarà ancora superiore, in un crescendo che potrebbe generare l’implosione dei sistemi monetari nel tentativo di evitare un aggiustamento che, per quanto doloroso, è inevitabile.

A quel punto sarebbe troppo tardi per rendersi conto che gli eroi di questo decennio non sono stati realmente tali.

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