di DANIELE VITTORIO COMERO La questione della condanna è ormai diventata un tormentone assordante. Per gli anti-berlusconiani è l’occasione di una vita, per levarselo dai piedi. I berluscones invece temono per il loro tenore di vita, di rimanere senza tutele, mentre gli elettori berlusconiani sono infastiditi dal can can. Sono più di venti giorni, a partire dal giorno dopo la sentenza della Cassazione, del primo agosto 2013, che i politici di tutti gli schieramenti martellano sulla applicazione della sentenza di condanna. Berlusconi, come ovvio cerca di scantonare, è comprensibile, per cui ha coniato un nuovo termine “l’agibilità politica”. Il concetto è molto semplice, continuare a fare quello che vuole anche con una sentenza di condanna definitiva di quattro anni sulle spalle. Rispondono in coro tutti i farisei del parlamento: questo è uno stato di diritto, le sentenze si applicano e non si discutono, la legge vale per tutti e così via. Il punto ora è tutto sull’applicazione della legge Severino, che sanziona il politico condannato…















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