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Laissez faire, ignoranza o neolingua orwelliana?

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di MATTEO CORSINI

Capita purtroppo con una irritante frequenza di imbattersi nell’utilizzo di termini ai quali viene attribuito un significato che è diverso, perfino opposto, a quello originale. Non so se si tratti sempre di un utilizzo in malafede, ma ciò finisce per stravolgere il significato delle parole. E’ successo con il termine “inflazione” nel corso del secolo scorso, per fare un solo esempio.

Questa volta mi è capitato di imbattermi nello stravolgimento del concetto di laissez-faire, a opera di Roberto Sommella. Il quale, essendo nella (folta) schiera di coloro che ritengono la stampa di denaro una soluzione e non la fonte di problemi, ha di recente commentato i risultati del Qe per le banche centrali. Le quali hanno aumentato i profitti contabili come conseguenza dell’acquisto di migliaia di miliardi di titoli pagati creando base monetaria. La principale beneficiaria, essendo gli acquisti proporzionali alle quote di partecipazione al capitale della BCE, è la Bundesbank. Per questo Sommella, riferendosi al suo presidente, Jens Weidmann, ha scritto che “quello che è tuttora uno dei più fidati consiglieri della cancelliera Angela Merkel ha cominciato a tramutarsi da storico falco a colomba del laissez-faire monetario”.

Ma quale laissez-faire? Se c’è qualcosa di totalmente contrario al laissez-faire monetario sono le monete fiat emesse in monopolio dalle banche centrali.

Resta da capire se queste siano solo dimostrazioni di ignoranza o esercitazioni di neolingua orwelliana. Non so cosa sarebbe peggio.

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