di NUCCIO D’ANNA* Sin dalle origini della metallurgia ellenica troviamo una profonda solidarietà fra l’arte tecnico-magica dei fabbri e l’arcaica sovranità sacra. Questa profonda simbiosi emerge con chiarezza anche nel processo di trasformazione della monetazione greca quale è possibile registrare già a partire dall’età omerica. Secondo gli studi di Edouard Will che sviluppava in senso etico le pionieristiche analisi di Bernhard Laum più attente alla dimensione religiosa che sostanziava l’antica ricchezza, gli importanti spostamenti di artigiani che è possibile delineare a partire dal II millennio nel bacino del Mediterraneo orientale coincidono in Grecia con la trasformazione delle antichissime forme di monetazione e con l’istituzione della moneta quale valore pratico e materiale garantito dalla città-stato. Nel periodo di passaggio dalla civiltà micenea al mondo ellenico “classico”, le pōleis sempre più laicizzate e democratiche riescono finalmente ad impadronirsi delle miniere ricche di metallo prezioso, prima esclusivo possesso della casate nobiliari e dei sovrani. La conseguenza inevitabile sarà prima di tutto la sparizione delle corporazioni sacre dei minatori…















No Comments