Parlare di un possibile oro a 16.000 $ l’oncia non è peregrino

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di MARIETTO CERNEAZ Da anni ormai gli osservatori più critici verso la moneta fiat osservano l’oro non come un semplice metallo da gioielleria o da collezione, ma come barometro della salute del sistema monetario globale. Se negli ultimi mesi i prezzi hanno segnato livelli record già oltre i 5.000 $ l’oncia, alcuni autori — tra cui James Anthony in un recente saggio dal provocatorio titolo "Gold at $16.000/oz" — sostengono che la corsa dell’oro sia solo all’inizio e che livelli "impensabili” possano essere "la conseguenza inevitabile di squilibri strutturali nell’economia mondiale". La logica dietro una simile proiezione non è semplicistica, ma riflette una catena di cause profonde nella dinamica monetaria globale. Storicamente, l’oro ha servito come riserva di valore davanti alle rovinose esperienze di iperinflazione e svalutazione delle valute cartacee. È un bene con offerta intrinsecamente limitata, non può essere creato dall’oggi al domani come fanno le b
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