GLASGOW, POCO MENO DI 40.000 SCOZZESI SFILANO PER L’INDIPENDENZA

La marcia di Glasgow

di LUIGI CORTINOVIS

Se in qualsiasi parte del mondo, scendessero per strada 10.000 giovinastri urlanti e maleducati dei centri sociali per chiedere il rispetto di diritti inesistente, non vi sarebbe un solo giornale, o telegiornale, italiano che non ne parlerebbe. Anzi, ci farebbero degli approfondimenti e innescherebbero gli opinionisti da strapazzo dei talk-show, tipo Fusaro o Saviano.

Se quasi 40.000 scozzesi sfilano educatamente, il silenziatore della stampa igienica fa la sua parte e la notizia è come se non esistesse.

Nel mentre, l’indipendentismo scozzese riprende quota (come abbiamo scritto solo qualche giorno fa): decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Glasgow in una nuova prova di forza con Londra, a ribadire la contrarietà dei nazionalisti scozzesi, fondamentalmente europeisti, a seguire il resto del Regno Unito nell’avventura della Brexit, alla quale la maggioranza degli scozzesi si oppose nel referendum del 2016. A ridare slancio agli indipendentisti è stata la mossa politica della ‘first minister’ Nicola Sturgeon, dello Scottish National Party (Snp), che ha promesso che farà approvare una legge ad hoc per un secondo referendum indipendentista, dopo la sconfitta nel primo, nel settembre 2014.

Referendum, ha detto la leader scozzese, che dovrebbe tenersi fra due anni, nel maggio 2021, se la Brexit dovesse andare in porto. Alla manifestazione, denominata ‘All Under One Banner’ (Tutti sotto un’unica bandiera), ha partecipato in testa ‘pipe band’ (banda di cornamuse e tamburti) e migliaia di bandiere scozzesi e dell’Ue.

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