2017, VERSO IL GAME OVER PER L’ITALIA… E NON SOLO

game overdi GERARDO COCO

Il nuovo anno è iniziato con il rialzo nella borsa italiana dei titoli bancari, tutti trascinati dall’euforia per l’esordio del Banco Bpm, diventato terzo gruppo italiano, nato dalla fusione del Banco Popolare e Banca Popolare di Milano e da quella per il salvataggio in atto del Monte dei Paschi di Siena. Non facciamoci illusioni, non si è affatto innescata una controtendenza nel settore del credito e fra non molto la dura realtà tornerà a bussare alla porta. Primo perché la nuova banca si troverà ben presto a corto di capitale, secondo perché non è detto che la nazionalizzazione della banca senese vada a buon fine e, terzo e più importante, il settore bancario non vive di vita propria, la sua prosperità è legata ai fondamentali dell’economia e quella italiana assomiglia sempre più a un cimitero.

L’Italia è uno dei paesi più indebitati del pianeta con 2.2 trilioni di debito, oltre il 130% del Pil. Ma il rapporto debito-Pil sottostima la gravità della situazione. Il Pil come misura della produzione economica di un paese è altamente fuorviante in quanto conta la spesa pubblica come se questa creasse ricchezza netta. Ma la realtà è che i governi non creano ricchezza ma la rubano e distruggono. Un Pil onesto dovrebbe escludere la spesa pubblica dalla produzione economica e allora emergerebbe con chiarezza che tolto più del 50% di questa spesa, l’Italia avendo un debito doppio della produzione risulta immediatamente essere un paese fallito. Nonostante ciò il governo italiano, per pagare quello che si è fatto prestare, sta estraendo con le tasse ciò che rimane della parte produttiva dell’economia, ristagnante da oltre 15 anni. La bolla del debito italiano scoppierà molto presto anche se la Banca centrale europea sta rinviando il giorno della resa dei conti acquistando ogni mese di miliardi di euro di debito attraverso il quantitative easing che continua a servire a due obiettivi: acquistare titoli che il mercato non assorbirebbe mai e a fornire liquidità alle banche per evitarne formalmente la bancarotta. Molto probabilmente il 2017 sarà, per l’Italia, l’anno del game over.

Ciò che vale per il nostro paese vale ovviamente per gli altri paesi dell’eurozona. Ma la differenza è che l’Italia è l’anello debole della catena ed è sull’orlo di una crisi bancaria di massa per via di quei € 360 miliardi di crediti in sofferenza che sono più del doppio della media europea, e che, escludendo dal Pil il 50% della spesa pubblica, gravano per il 40% sull’apparato produttivo. Non saranno mai restituiti perché si tratta di prestiti tossici in putrefazione nei bilanci delle banche e sono il risultato della cultura diffusa della corruzione, di tangenti, di lobbismo e di altre forme di frode e abuso che hanno infettato non solo settore bancario ma tutto il paese.

paschi3I capisaldi del sistema finanziario sono tutti devastati. Non solo il Monte dei Paschi di Siena che era la terza più grande banca d’Italia ma anche la prima, l’UniCredit, sta pianificando il taglio di ben 14.000 posti di lavoro. Ristrutturazioni di questa entità fanno pensare ha un collasso imminente. Recentemente l’agenzia Bloomberg ha scritto che le banche italiane avrebbero bisogno di almeno 52 miliardi di euro per ripulire i loro bilanci, molto di più rispetto al pacchetto di salvataggio proposto dal governo di €20 miliardi finanziati…con l’aumento di quel debito pubblico che ha portato l’Italia sul lastrico.

Ora si osservi che tale pacchetto di salvataggio è destinato a “ricapitalizzazioni precauzionali”, termine inventato per designare la sottoscrizione di fondi da parte del governo in banche solvibili. Dovrebbe dunque essere utilizzato, solo nei confronti di banche illiquide ma solvibili. Solvibili? Le banche italiane non sono solo illiquide ma insolventi. L’illiquidità deriva proprio dalla loro insolvenza (i crediti in sofferenza ne hanno azzerato il capitale) e non da fenomeni temporanei. Se fossero solvibili che bisogno ci sarebbe di “ricapitalizzazioni precauzionali” ovvero del denaro lanciato dall’elicottero di stato? Anche gli asini arrivano a capirlo. Una banca illiquida ma solvibile è impossibilitata a soddisfare i suoi creditori solo temporaneamente e può richiedere loro una moratoria; per soddisfarli può vendere alcuni dei suoi attivi, oppure chiedere un finanziamento alla banca centrale (questa istituzione è stata creata proprio per far fronte ai problemi temporanei di liquidità). Infine, se necessita di ricapitalizzazione può rivolgersi al mercato, ma mai allo stato altrimenti non è ricapitalizzazione, è salvataggio con i soldi dei contribuenti. E’ il caso delle banche italiane troppo devastate per trovare investitori privati. Solo degli idioti potevano pensare che ci fossero investitori così fessi da sborsare 5 miliardi di euro per il Monte dei Paschi con una capitalizzazione in borsa scesa a 442 milioni. Ovvio quindi che la banca senese è fallita a tutti gli effetti e altre sono a rischio di diventarlo ma guai a parlare in Europa di fallimento, si deve parlare sempre e solo di illiquidità. Perché il fallimento di una banca nell’euro trascinerebbe al fallimento tutte le altre. Questo è il motivo per cui, nel caso del Monte dei Paschi, la Bce ha alzato l’asticella dell’intervento a 8.8 miliardi di euro, cifra per ricostituire il suo capitale completamente evaporato.

Pertanto questa è la prospettiva: o le banche dovranno essere nazionalizzate o entrare nella procedura del bail in, prevista dalla Direttiva Europea BRRD (“Bank Recovery and Resolution Directive” che prevede, in ultima analisi, anche l’esproprio dei depositanti. I quali giustamente si chiederanno: perché dovremmo pagare per salvare istituti che con il nostro denaro hanno acquistato titoli tossici e commesso frodi e abusi di ogni genere? Ma se lo dovranno chiedere anche i depositanti di tutta l’eurozona perché un peggioramento della crisi bancaria italiana si estenderebbe in modo esplosivo a tutto il sistema europeo. L’Italia non è la Grecia, è la terza economia in Europa e i suoi debiti bancari sono detenuti dalle più importanti banche europee. Il game over italiano sarebbe il game over per l’intera eurozona. Nel qual caso i suoi cittadini si ritroveranno di fronte alla scelta: o ricapitalizzarla forzosamente con i propri risparmi sine die o smontarla definitivamente, mettendo fine all’esperimento monetario più idiota della Storia.

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