di LEONARDO FACCO
A due anni e mezzo dal suo insediamento alla Casa Rosada, Javier Milei è ormai diventato molto più del presidente dell’Argentina, come avevo pronosticato. Che lo si ami o lo si detesti, il suo esperimento economico-politico rappresenta un punto di svolta nel dibattito internazionale sul ruolo dello Stato, sulla libertà economica e sulla battaglia culturale. Per decenni il liberalismo classico è stato relegato ai dipartimenti universitari o ai think tank. Oggi, invece, è tornato al centro della scena politica mondiale.
L’esperienza argentina, ad oggi, ci offre almeno dieci insegnamenti che travalicano i confini del paese sudamericano.
1. La sinistra non è invincibile
Per molto tempo, ancor di più con l’implementazione del “socialismo del XXI secolo” – è sembrato che la sinistra detenesse una sorta di monopolio culturale e morale in Occidente. Milei ha dimostrato che questa egemonia può essere spezzata. Una narrazione alternativa, sostenuta con coerenza e convinzione, derogando il moderatismo da quaquaraquà ed esaltando il populismo di cui parla Joseph Salerno, può conquistare il consenso popolare anche partendo da posizioni inizialmente considerate marginali.
2. Ridurre lo Stato non significa generare il caos
Uno degli argomenti più utilizzati contro ogni progetto di ridimensionamento dell’apparato pubblico è sempre stato quello della paura, della “giustizia sociale”, del “bene comune”. Hanno sostenuto che meno Stato avrebbe significato automaticamente più disordine. L’esperienza argentina suggerisce invece che il contenimento della spesa pubblica, l’eliminazione degli sprechi e la riduzione della burocrazia possono contribuire a ristabilire ordine economico, sociale e fiducia nei mercati.
3. Il libertarismo ha oggi dignità politica
Per molti anni, il libertarismo è stato trattato come lo “sfizio ideologico” di qualche anarchico capitalista. È stato spesso descritto come una teoria utopica, incapace di offrire risposte vere alle sfide contemporanee. Milei ha dimostrato il contrario. Ha riportato il linguaggio della libertà individuale, della proprietà privata e del libero mercato nel dibattito pubblico, dimostrando che queste idee possiedono non solo una forte capacità di mobilitazione, ma anche la capacità di ridare alla libertà vera il ruolo che le spetta.
4. Anche i sistemi politici apparentemente intoccabili possono essere sconfitti
Il peronismo (leggasi fascismo in versione bonairense, ovvero con forti influenze progressiste) ha dominato la politica argentina per gran parte degli ultimi ottant’anni. La vittoria di Milei ha mostrato che nessuna struttura di potere è destinata a durare per sempre quando perde il contatto con la realtà economica e con le aspettative dei cittadini.
5. La battaglia culturale precede quella elettorale
Prima ancora di diventare presidente, personalmente lo conosco dal 2019, Milei aveva conquistato milioni di persone attraverso conferenze, libri, interviste e dibattiti accesissimi in televisione. Ha compreso che le elezioni si vincono solo dopo aver modificato il clima culturale. Le idee hanno conseguenze diceva Richard Weaver, e precedono sempre i voti.
6. La Scuola Austriaca è uscita dagli ambienti accademici
Ho conosciuto un economista così coglione (spesso candidatosi alle elezioni italiane) che affermava che “la Scuola Austriaca di economia non esiste”! Concetti come ordine spontaneo, imprenditorialità, azione umana, funzione del mercato e critica dell’interventismo sono entrati nel lessico politico internazionale grazie a Javier. Economisti che fino a pochi anni fa erano conosciuti soltanto dagli studiosi sono oggi citati nei principali dibattiti pubblici. E gli economisti keynesiani che avevano pronostico il fallimento assoluto del governo Milei sono stati spernacchiati.
7. Mises e Hayek sono tornati protagonisti
Ludwig von Mises e Friedrich Hayek sono stati per decenni figure di riferimento soprattutto negli ambienti libertari. Milei li ha riportati al centro della discussione politica mondiale, contribuendo a far conoscere il loro pensiero a milioni di persone qualsiasi, che probabilmente non avevano mai letto una pagina delle loro opere e che hanno imparato a citarli ad ogni pié sospinto.
8. Le nuove generazioni hanno riscoperto i classici del liberalismo
Insieme agli economisti della Scuola Austriaca sono tornati all’attenzione altri grandi autori del passato, come John Locke, Adam Smith, David Ricardo, Frédéric Bastiat e Herbert Spencer. In molti Paesi i giovani hanno iniziato a leggere testi che per lungo tempo erano rimasti confinati negli scaffali delle biblioteche universitarie.
9. Una minoranza determinata può cambiare il corso degli eventi
Ogni grande trasformazione culturale nasce quasi sempre da piccoli gruppi di persone profondamente convinte delle proprie idee. Milei rappresenta la dimostrazione che una minoranza coesa e preparata può influenzare il dibattito pubblico molto più di quanto suggeriscano i rapporti di forza iniziali.
10. Nessuna egemonia culturale è eterna
Forse questa è la lezione più importante. Le idee dominanti cambiano nel tempo. Ciò che per decenni è apparso come intangibile può improvvisamente essere rimesso in discussione quando emergono nuove argomentazioni, nuovi leader e nuove circostanze storiche. L’egemonia culturale non è una legge della natura, ma un equilibrio sempre provvisorio. L’egemonia culturale è, a parer mio, la parte più importante dell’esperimento che sta conducendo Javier Milei.
In sintesi: come dico dal 10 dicembre 2023, sarà la storia a stabilire il giudizio definitivo sull’esperienza di Javier Milei. I risultati economici, politici e sociali continueranno a essere oggetto di confronto tra sostenitori e critici. Tuttavia, indipendentemente dal bilancio finale del suo governo, una conseguenza appare già evidente: Milei, come nessun altro libertario era riuscito a fare prima di lui, ha riaperto un dibattito che sembrava definitivamente chiuso. Ha riportato al centro della discussione il valore della libertà individuale, il ruolo limitato dello Stato (che l’economista argentino continua a considerare criminale), l’aberrazione fiscale e la responsabilità personale, dimostrando che idee considerate minoritarie possono incidere profondamente sulla politica contemporanea. È questa, probabilmente già oggi, la sua eredità più significativa.

