di GILBERTO ONETO
Qualche anno fa, in occasione della mostra su Federico II, alcuni giornali, spinti da eccessivi ardori patriottici hanno scritto che fra i cimeli esposti c’era anche quel che restava del Carroccio strappato in battaglia ai Milanesi nella battaglia di Cortenuova nel 1237. Il troppo amore per la (loro) patria e la sua “sacra” unità, il livore antipadano, la solita superficialità condita di servilismo politico hanno fatto commettere ai giornalisti-lacchè di regime una imprudenza: in realtà nella mostra non c’era traccia del Carroccio (che non era neppur menzionato dal catalogo) né poteva esserci perché, se mai era arrivato a Roma, era subito stato distrutto. Ma con tutta probabilità, come si vedrà, non c’era neppure mai arrivato. (1) C’era invece nella mostra, e c’è ancora in Campidoglio, una parte del monumento concepito per alloggiare il Carroccio e che ha dato il nome a una sala dello stesso palazzo.
Del monumento esiste una storia de