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Anche il ministro padoan lo ammette: il debito pubblico non cala

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"L'ulteriore aumento dell'avanzo primario atteso nel 2014 permetterà la stabilizzazione del rapporto tra il debito e il prodotto anche qualora la crescita di quest'ultimo fosse modesta". Lo scrive Bankitalia. Avanzo primario e debito pubblico attesi fino al 2017
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di MATTEO CORSINI

“In Italia la spesa pubblica nominale al netto degli interessi è cresciuta durante la crisi (2009-2014) meno che in altri Paesi: solo dell’1,4%, contro un aumento del 5,7% nel Regno Unito considerato campione di austerità e del 9% medio nella Ue. In termini reali la spesa è diminuita in Italia, aumentata nell’Ue”. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha scritto una lettera al Corriere della Sera per contestare il contenuto di un editoriale di Paolo Mieli.

L’affermazione che ho riportato conferma (se ancora ve ne fosse bisogno) un dato: la spesa pubblica in Italia continua ad aumentare, in barba alle affermazioni ripetute come un mantra da Renzi e dallo stesso Padoan. Poco importa se negli anni della crisi è cresciuta meno che altrove e se sia diminuita (peraltro in modo impercettibile) in termini reali. E questo per due motivi.

Primo, perché, come sostiene l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli (messo nelle condizioni proprio da Renzi di tornare al FMI), il confronto con quanto spendono gli altri non deve far perdere di vista il fatto che uno deve in primo luogo considerare quanto può permettersi di spendere. Una considerazione che ogni persona fa (o dovrebbe fare) quando gestisce il proprio budget. Poco importa se il mio vicino spende 100 e io 95, se il suo reddito è almeno pari a 100 e il mio è inferiore a 95. Con l’aggravante, nel caso della spesa pubblica, che si usano soldi altrui.

Secondo, perché Padoan cita un aumento della spesa al netto degli interessi dell’1.4%, omettendo di specificare che, nello stesso periodo (2009-2014), il Pil nominale è diminuito dell’1.24% complessivo (0.21% annuo).

Oltre tutto non si può far finta che la spesa per interessi, peraltro in calo per via del Qe della Bce, non esista. Padoan difende poi la spending review, finendo per confermare che i tagli più volte annunciati erano solo riallocazioni: “La spending review ha consentito di riallocare le risorse da sprechi a politiche strutturali. Il taglio lordo di spese inefficienti per 25 miliardi ci ha consentito di ridurre le tasse, a cominciare dal costo del lavoro (tali sono gli interventi sull’Irpef dal 2014 e sull’Irap dal 2015)”.

Considerando che, nonostante una riduzione della spesa per interessi di circa 20 miliardi annui rispetto al picco della crisi 2011-2012, la spesa continua ad aumentare e il deficit si riduce meno di quanto periodicamente previsto e promesso dal governo, questi più volte sbandierati 25 miliardi di tagli non sono tagli veri.

Lo stesso Padoan parla di riallocazione. E allora la si dovrebbe smettere di parlare di tagli, perché un taglio è tale solo se la spesa complessivamente scende in termini nominali e in modo strutturale. Altrimenti non si fa altro che togliere a qualche consumatore di tasse per dare a qualche altro consumatore di tasse. Senza che il conto presente e futuro per i pagatori di tasse diminuisca.

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2 COMMENTS

  1. Questi ladri temono l’innescarsi di una irreversibile crisi di fiducia dei consumatori.
    Addomesticano i fatti, truccano numeri, raccontano mezze verità e bugie intere per mantenere cieca la popolazione.
    E la gente si fa infarloccare.

  2. L’aumento del debito pubblico indica semplicemente che la spesa pubblica sta aumentando oppure che a causa dell’elevata pressione fiscale e del calo del PIL, il gettito tributario sta calando con spesa pubblica invariata.
    La cosa è molto grave perché attualmente la spesa per interessi sul debito pubblico è calata solo grazie al QE di Draghi, ma quest’effetto non durerà per sempre. Un paese ben governato avrebbe approfittato del QE per diminuire le tasse in misura eguale al calo della spesa per interessi sul debito pubblico, in modo da rilanciare l’economia. Si sono preferite misure inefficaci ma come al solito con ritorno in termini di voto come gli 80 euro di Renzi.
    Prima va a casa e prima stiamo meglio tutti. Prima diventiamo indipendenti dall’Italia e prima stiamo meglio tutti.

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