di LEONARDO FACCO
Il paper “Una refutación de los supuestos mitos del «mileísmo»“, pubblicato nel settembre 2025 da Olav A. Dirkmaat per il progetto UFM Reform Watch, della Universidad Francisco Marroquín, rappresenta uno dei tentativi più sistematici di difendere il bilancio economico dei primi venti mesi di governo di Javier Milei contro le critiche provenienti sia dall’opposizione peronista e kirchnerista sia da alcuni ambienti liberali dissidenti.
L’obiettivo centrale dello studio consiste nello smontare quella che l’autore definisce la narrativa del “falso miracolo economico”, mostrando come molte delle accuse rivolte all’amministrazione Milei derivino, a suo giudizio, da errori metodologici, interpretazioni parziali dei dati o valutazioni formulate senza considerare la gravità della situazione ereditata dal nuovo governo.
La tesi generale del paper
Dirkmaat parte da una premessa fondamentale: nessuno può seriamente parlare di “miracolo economico” dopo appena venti mesi di governo. Lo stesso Milei, osserva l’autore, ha sempre rifiutato questa definizione, sostenendo che un autentico miracolo economico richiede anni o addirittura decenni di crescita sostenuta. Ciò che il governo rivendica non è un miracolo, bensì una rapida stabilizzazione macroeconomica e una ripresa a forma di “V” dopo una fase iniziale di duro aggiustamento.
Il paper sostiene che la valutazione delle politiche mileiste debba concentrarsi su indicatori concreti: andamento della spesa pubblica, occupazione statale, equilibrio fiscale, debito pubblico, inflazione, povertà e crescita economica. Secondo l’autore, proprio questi dati mostrerebbero risultati nettamente migliori rispetto a quanto affermano i detrattori del governo.
La riduzione dello Stato: semplice propaganda o trasformazione reale?
Uno dei capitoli più importanti del documento riguarda la cosiddetta “motosierra”, il simbolo politico utilizzato da Milei durante la campagna elettorale per rappresentare il taglio della spesa pubblica.
I critici sostengono che la riduzione dell’apparato statale sia stata principalmente cosmetica: ministeri semplicemente rinominati, uffici trasferiti da una struttura all’altra e scarsi cambiamenti sostanziali. Dirkmaat contesta radicalmente questa interpretazione. Secondo i dati riportati nel paper:
- Le segreterie governative sarebbero passate da 106 a 54;
- le sottosegretarie da 182 a 140;
- oltre 53.000 posti di lavoro pubblici sarebbero stati eliminati nei primi venti mesi;
- il risparmio annuale derivante da tali tagli supererebbe i due miliardi di dollari;
- l’occupazione pubblica avrebbe registrato una contrazione superiore al 10%, con riduzioni ancora più marcate nelle imprese statali.
Per l’autore, questi numeri rappresentano uno dei più consistenti ridimensionamenti dell’apparato burocratico nella storia recente argentina e dimostrano che il progetto di riduzione dello Stato non si è limitato a operazioni simboliche.
Il tema del debito pubblico
Un’altra accusa frequentemente rivolta a Milei – Idihoppe compresi – riguarda il presunto aumento dell’indebitamento statale. Dirkmaat considera questa critica particolarmente fuorviante. Il ragionamento centrale del paper è che il vero indicatore da osservare non sia l’ammontare nominale del debito, bensì il saldo fiscale. Secondo l’autore, il governo Milei avrebbe mantenuto un avanzo fiscale costante per venti mesi consecutivi, sia prima sia dopo il pagamento degli interessi sul debito. Da questo punto di vista, sostiene il documento, risulterebbe impossibile affermare che l’esecutivo abbia avviato un nuovo ciclo di indebitamento strutturale. Il paper individua due principali fonti di confusione:
- La prima riguarda il trasferimento di alcune passività precedentemente collocate nel bilancio della Banca Centrale direttamente al Tesoro nazionale, rendendo più trasparente la loro contabilizzazione.
- La seconda deriva dalla composizione valutaria del debito argentino, denominato in parte in dollari e in parte in pesos indicizzati. In tali condizioni, oscillazioni del cambio possono modificare significativamente gli indicatori statistici senza implicare necessariamente nuovo debito.
Per Dirkmaat, il mantenimento dell’avanzo fiscale rappresenta la prova decisiva che Milei abbia interrotto il modello storico argentino basato sul deficit permanente e sulla monetizzazione della spesa pubblica.
La questione della povertà
Uno dei capitoli più delicati del saggio riguarda gli effetti sociali dell’aggiustamento economico. L’autore riconosce apertamente che nei primi mesi del governo Milei si sia verificato un aumento della povertà. Tuttavia sostiene che tale peggioramento fosse inevitabile, indipendentemente dall’identità politica del governo chiamato a gestire la crisi.
Secondo il documento, l’Argentina si trovava già in una situazione di estrema fragilità economica prima dell’insediamento di Milei. L’aggiustamento fiscale e monetario avrebbe inevitabilmente prodotto una fase iniziale di contrazione. Ciò che conta, sostiene Dirkmaat, è l’evoluzione successiva degli indicatori.
Il paper cita i cosiddetti nowcast della povertà, elaborazioni statistiche che aggiornano periodicamente i dati ufficiali, secondo i quali il tasso di povertà sarebbe sceso dal picco superiore al 50% registrato durante la fase più critica fino a circa il 32%, collocandosi addirittura sotto i livelli presenti al momento dell’insediamento di Milei.
L’autore critica inoltre molte indagini d’opinione utilizzate dai detrattori del governo, sostenendo che spesso misurino la percezione soggettiva delle difficoltà economiche piuttosto che la povertà effettiva e che, in diversi casi, mostrino risultati comparabili o persino peggiori durante gli anni precedenti.
La “terapia shock” come strategia economica

Un tema ricorrente nel documento è la difesa della cosiddetta shock therapy adottata dal governo Milei. Dirkmaat sostiene che il gradualismo abbia rappresentato per decenni una delle principali cause del fallimento delle riforme economiche in Argentina. Per questa ragione il nuovo governo avrebbe scelto un approccio molto più rapido e radicale.
L’autore richiama il celebre caso della recessione americana del 1920-1921, analizzato da James Grant nel libro The Forgotten Depression, come esempio storico di crisi affrontata attraverso drastici aggiustamenti anziché tramite espansioni della spesa pubblica. Secondo il paper, la ripresa dell’economia argentina sarebbe iniziata già nell’ottobre 2024, meno di un anno dopo l’avvio delle misure correttive, e le previsioni del Fondo Monetario Internazionale indicherebbero prospettive di crescita superiori al 5% annuo.
Per Dirkmaat, ciò confermerebbe la validità della strategia adottata e smentirebbe le previsioni catastrofiche formulate dagli oppositori.
La controversia sulla liberalizzazione valutaria
Un altro punto affrontato dal documento riguarda le accuse di incoerenza rivolte a Milei in materia monetaria e valutaria. Molti critici sostengono che il presidente abbia tradito le proprie promesse liberali mantenendo controlli sui cambi e restrizioni all’acquisto di valuta estera.
Il paper replica che questa critica ignora completamente le condizioni iniziali ereditate dal nuovo governo. Quando Milei assunse il potere, l’economia argentina si trovava, secondo l’autore, sull’orlo di una possibile iperinflazione. In tale contesto, la liberalizzazione immediata del mercato valutario avrebbe potuto produrre effetti destabilizzanti. Per questo motivo il governo avrebbe scelto una strategia graduale, eliminando progressivamente il cosiddetto cepo cambiario, riducendo gli interventi amministrativi sul mercato e cercando contemporaneamente di stabilizzare la moneta nazionale.
Secondo Dirkmaat, questa scelta non rappresenta una rinuncia ai principi liberali, bensì un adattamento pragmatico alle circostanze eccezionali ereditate dal kirchnerismo.
Una difesa del “modello Milei”
Nel complesso, il paper si presenta come una difesa articolata del primo ciclo di riforme mileiste. La tesi conclusiva è che molte delle critiche più diffuse — dalla presunta inesistenza dei tagli allo Stato fino all’accusa di aver aumentato il debito o aggravato la povertà — non troverebbero conferma nei dati disponibili. Al contrario, secondo l’autore, i primi venti mesi di governo avrebbero già prodotto risultati significativi in termini di stabilizzazione macroeconomica, consolidamento fiscale, riduzione dell’apparato pubblico e recupero dell’attività economica.
Dirkmaat non sostiene che la trasformazione argentina sia completata né che i problemi strutturali siano stati risolti. Sottolinea anzi che il successo definitivo del programma dipenderà dalla continuità delle riforme, dalla capacità di consolidare i cambiamenti istituzionali e dalla prosecuzione del processo di liberalizzazione economica. Tuttavia respinge con decisione l’idea che il “mileismo” rappresenti un semplice fenomeno mediatico o un’illusione statistica, sostenendo che i dati disponibili mostrino una trasformazione reale dell’economia argentina e un cambio di direzione rispetto alle politiche degli anni precedenti.

